The Netherlands, an outsider's view.

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ARTE Plastic Madonna: la Vergine con il bambino in plastica riciclata

Dalla tastiera al mouse, dalla bottiglietta alla “schiscietta” per il pranzo da lavoro, la plastica ha invaso il nostro mondo e le nostre vite. Non stupisce quindi l’immensa quantità di rifiuti che popola gli oceani: negli ultimi 10 anni abbiamo prodotto più plastica che in un secolo intero, con il 50% degli oggetti usati soltanto una volta e gettati nel cestino della spazzatura.

Nella società plastic-obsessed le modalità per smaltire i rifiuti rappresentano dunque un dilemma cruciale degno della più ampia visibilità.

Tra quelli che hanno tentato di incentivare la nascita di una coscienza sociale sul problema, il fotografo olandese Peter Smith. L’ultima trovata dell’artista consisterà nel trasformare 100.000 bottiglie di plastica in un’immensa scultura raffigurante la  Vergine con il bambino.

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Il progetto si chiama Plastic Madonna e punta il dito sulla questione delle montagne di rifiuti plastici in giro per il mondo. Stiamo allevando i nostri figli nella plastica che il genere umano ha gettato nel corso degli ultimi decenni. E in questo senso la Madonna che allatta il figlio, madre per antonomasia, è diventata il soggetto dell’opera.

L’assemblaggio delle migliaia di bottiglie in pet sarà modellato da una stampante 3d, che darà una forma umana lunga 12 metri al materiale riciclato e le cui sezioni verrano stampate in Olanda. Nel 2016, si organizzerà poi una raccolta di rifiuti in plastica tra le strade di Rio de Janeiro e con bottiglie riciclate da altre parti del mondo si stamperà, proprio in Brasile, la figura del Gesù bambino.

La potenza dell’essere umano, ci dice Smith, è immensa: lo dimostrano le tecnologie più all’avanguardia che permettono oggi di stampare in tre dimensioni una Madonna di “seconda mano”. E questa è anche un po’ la filosofia che sta dietro al progetto: “Voglio che le persone si rendano conto che è possibile cambiare il mondo. Non servono atti eroici, basta che la gente faccia praticamente nulla. Ma un piccolo gesto può fare la differenza” dice Smith.

di Chiara Gallo