The Netherlands, an outsider's view.

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CULTURE

Arte nella Oude Kerk, un’installazione che attraversa i secoli

Un'opera che rifletta le molteplici identità di questo luogo, in un programma espositivo sviluppato dalla direttrice Jacqueline Grandjean



di Paola Pirovano

Photocredit: ©Martina Bertola

La Oude Kerk è l’edificio più antico di Amsterdam, e risale agli inizi del Trecento, quando la città era un piccolo borgo costruito sulla foce del fiume Amstel. Nell’architettura dell’edificio si può facilmente leggere la storia della capitale olandese, dall’iconoclastia protestante allo sviluppo dei commerci marittimi fino ai giorni nostri, in cui la chiesa è circondata dalle vetrine a luci rosse ed è utilizzata come spazio espositivo.

L’artista olandese Sarah van Sonsbeeck è stata invitata a progettare un’opera che rifletta le molteplici identità di questo luogo, in un programma espositivo sviluppato dalla direttrice Jacqueline Grandjean.

We may have all come on different ships, but we’re in the same boat now – questo il titolo dell’installazione, da una citazione attribuita a Martin Luther King – si sofferma su un particolare momento della storia della Oude Kerk per poi riagganciarsi al presente.

Si tratta del 15esimo secolo, quando la Oude Kerk era una chiesa che si affacciava sul porto, ed era qui che le navi ricevevano la benedizione prima di salpare. La tradizione marittima è ben visibile anche nell’architettura delle volte, costruite dagli stessi artigiani che lavoravano nei cantieri navali.

Il pavimento della chiesa è fatto di lastre tombali, molte delle quali ricordano i marinai e i grandi capitani olandesi.

Su queste tombe, l’artista ha steso delle coperte termiche, le stesse usate nelle operazioni di soccorso dei migranti nelle acque del Mediterraneo. Utilizzando un oggetto molto semplice, ma oggi immediatamente riconoscibile ed ascrivibile a un tema politico e sociale ben preciso, Sarah van Sonsbeeck aggiunge un ulteriore strato alla storia della chiesa.

L’installazione copre l’intera superficie dell’edificio, obbligando il visitatore a deambulare tra le coperte e i dettagli delle tombe centenarie. Un’esperienza dello spazio che è anche un’esperienza visiva molto forte: le coperte termiche sono del caratteristico colore dorato, che scintilla nella navata inondata dalla luce che proviene dalle vetrate.

Usare dell’oro in una chiesa non è una scelta qualunque, perché da sempre associato alla presenza divina e ai ricchi arredi degli edifici liturgici, in gran parte distrutti durante la furia iconoclasta della fine del Cinquecento. In questa chiesa “di porto” assume un significato ancora più forte, se si pensa alla ricchezza generata dai commerci di materiali preziosi all’origine del Secolo d’oro olandese. Un forte contrasto con la realtà attuale, in cui queste coperte dorate proteggono i corpi dei sopravvissuti a un viaggio infernale.

La riflessione di Sarah van Sonsbeeck non si ferma qui e aggiunge un ulteriore strato attraverso un pezzo della sua storia personale: un gong ricavato da una bombola di ossigeno, che proviene da Tristan de Cunha, uno degli angoli più remoti del pianeta. Portata dal mare, la bombola ha trovato una nuova vita tra le mani degli abitanti dell’isola, così come la speranza di un futuro diverso anima i migranti del mare.

 

 






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