Sono sempre più numerosi gli artisti che si sono proposti per discutere il peso che la fama e i tour hanno sulla propria salute mentale. L’ultimo a farlo è Armin van Buuren. Mentre era in giro per la promozione del suo nuovo album Balance, in uscita il 25 ottobre 2019, il cinque volte DJ Mag#1 DJ è stato ospitato al talk show olandese Jinek. La sua intervista ha messo in luce il lato positivo e quello negativo che ha affrontato in 20 anni di viaggio nel mondo della musica.

Anche dopo aver suonato per molti anni in alcuni dei più grandi festival del mondo, solo di recente uno dei suoi brani ha raggiunto il primo posto nelle classifiche nei Paesi Bassi. Unendo le sue forze con uno dei cantanti olandesi più popolari, Marco Borsato in Hoe het danst, è riuscito a raggiungere l’ambita fama. Quando gli han domandato se è stato emozionante, ha risposto:

“Sì, certo. Alla fine sono diventato uno dei 40 migliori DJ. All’inizio ero contrario, ma è bello essere in vetta alla classifiche”.

La caratteristica della musica elettronica è che molti fan sono intrinsecamente dei puristi. Quando artisti come van Buuren cambiano il loro suono e iniziano ad attrarre un pubblico più ampio, le critiche iniziano a riversarsi.

Ha spiegato: “Penso di essere cambiato nel corso degli anni. Sto ancora facendo molte cose underground, come il recente album ‘Gaia‘. Se mi fossi detto cinque anni fa che avrei ottenuto il mio primo grande successo con Marco Borsato, probabilmente sarei scoppiato a ridere, perché troppo commerciale. E ora invece mi accorgo che questo è il carburante per continuare a fare quello che faccio”.

Van Buuren ha la capacità di reinventarsi e stare al passo con i tempi. Ed è anche il motivo per cui continua ad essere uno dei dj più richiesti al mondo. Il suo nuovo album Balance è l’esempio perfetto della sua attuale visione della vita. L’album inizia con una citazione di sua madre che dice “Ogni giorno ti svegli un po’ di più”. Per van Buuren questo significa concentrarsi su ciò che si ritiene più importante nella vita.

Si’, voglio comunque piacere a ogni fan. Da una parte ciò spinge a migliorarmi e c’è sempre un po’ di verità in questo senso. Nel 2010, sono stato il numero 1 al mondo, ma la persona più infelice del mondo“.

Recentemente il produttore ha portato i suoi fan in un viaggio dietro le quinte mostrando la sua vita con la moglie Erika. I due hanno un figlio. Nel documentario in sei episodi Mr. Perfect, van Buuren si è aperto di più su quanto sia stato difficile conciliare famiglia, la sua carriera e la sua salute mentale.

Può sembrare tutto semplice dal di fuori, ma quotidianamente ci sono scelte da fare. Andare o meno a un festival gigantesco, dove ti vengono offerti un mucchio di soldi e la possibilità di suonare davanti a 40.000 persone? E chi porta mio figlio a calcio?

Per alcuni la questione di chi mettere al primo posto in questa situazione è semplice: la famiglia è sempre al primo posto. Ma per gli artisti, è completamente diverso.

Van Buuren ha descritto la sua visione come una sorta di dipendenza: “C’è un libro di Ian Robertson, The Winner Effect. Si tratta esattamente di questo. La botta che ricevi stando in piedi sul palco, al centro dall’attenzione o in televisione è paragonabile a una droga che produce effetti sul cervello. Ora capisco come Mick Jagger è ancora sul palco dopo un’operazione al cuore”.

Da quando la tragica scomparsa di Avicii ha lasciato un buco nell’industria musicale, il lato oscuro dello stile di vita degli artisti è diventato estremamente evidente. I viaggi, le feste e la mancanza di sonno hanno tutti un effetto devastante sulla salute mentale e fisica. Sempre più artisti come van Buuren iniziano a esporsi, per aiutare i colleghi prima che sia troppo tardi.