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Armando. Dentro i suoi diari alla scoperta dello scrittore, artista e violinista

CoverPic:@Oscar van Dillen, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Herman Dirk van Dodeweerd (1929-2018), detto Armando, è stato un pittore, scultore e scrittore olandese. Nonostante ciò, lo stesso Museo della Letteratura dell’Aia non possedeva granché della sua arte prima della sua morte. Sul sito del museo, però, è apparso un articolo di Bertram Mourits, in cui egli, definendo l’eredità di Armando, scrive che la parola contenitore della sua opera è: imponente.

Una descrizione che abbraccia sia la sua scultura sia la sua poesia, attraversata dai temi fondamentali dell’essere umano. Guerra, violenza, distruzione, sono al centro della scena, come nella raccolta tucht (“disciplina“) del 1979. Il linguaggio, in questo caso, non è in grado di tollerare la contraddizione. È perentorio e chiaro.

I quaderni di Armando

Armando, quasi facendo del mezzo l’opera, soleva annotare le sue idee in piccoli quaderni arricchiti da copertine decorate. Al loro interno anche tante righe rimaste inedite, che però raccontano della personalità artistica dell’autore. Inoltre, essendo egli anche un violinista, possedeva dei pentagrammi. In uno di essi, una frase curiosa che sembra non ritrovarsi in nessuna delle sue opere: “Quando i parassiti giocavano in trasferta, nessuno si affollava”.

All’interno delle pagine di appunti dello scrittore, artista e musicista infatti si trovano versi di tutti i tipo: inediti, bizzarri, sconosciuti. Mentre, altre pagine sono piene di segni di cancellature e revisioni, segno di giornate in cui la creatività non produceva nulla di concreto. Anche in questi momenti – forse – difficili, però, Armando non smetteva di aprire i suoi sensi al mondo. Sarebbe interessante capire se alcune di queste frasi barrate e cancellate sono poi state inserite all’interno delle sue opere.

Sfogliando i documenti, alle volte, si passa dalle minute pagine del taccuino ad altre più ampie. Proprio una di queste reca una poesia intitolata “Perché”:

Op een avond 

spraken ze over het dreigende zonlicht 

en de plechtige hitte. 

Waarom? 

(“Una sera / hanno parlato della minacciosa luce del sole / e del solenne calore / Perché?”). Questa poesia, insieme a tante altre, non è mai stata pubblicata.

Il fascino del dietro le quinte

Da un punto di vista filologico e biografico, i taccuini restano una fonte inestimabile. L’insieme delle sue cancellature, riscritture, ma anche la scelta di pubblicare o meno una certa poesia permette allo studioso di avvicinarsi ad Armando. Di entrare nel suo laboratorio da scrittore e di vederlo all’opera.

Oltre alle sue creazioni, inoltre, sono presenti delle citazioni di altre opere che lo hanno interessato o incuriosito. E si scoprono i riferimenti a lui tanto cari sulla guerra e sulla violenza. Si scorge in mezzo a quei minuscoli quaderni lo scrittore monumentale che tratta di temi essenziali. E l’effetto è spiazzante.

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