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TV SHOW

Ares: recensione della serie horror di Netflix ambientata ad Amsterdam

CoverPic@Creative Commons Zero CC0

di Marco Rossi

Il 17 gennaio la piattaforma di streaming Netflix ha rilasciato gli 8 episodi della prima stagione di Ares. La serie, horror di tipo psicologico, è di produzione olandese ed è ambientata interamente ad Amsterdam. Le 8 puntate hanno una lunghezza compresa tra i 24 e i 32 minuti, perfette per chi a poco tempo a disposizione o per guardarle, eventualmente, in una sera.

La storia ha come protagonista la giovane studentessa iscritta al primo anno di medicina Rosa, interpretata da Jade Olieberg (1993). La ragazza, molto ambiziosa ma di umili origini, viene scelta per entrare in una misteriosa e potente società segreta, Ares. L’associazione avrebbe portato l’Olanda alla grandezza fin dai tempi del Secolo d’oro. Rosa, intenzionata a scalare le gerarchie, è disposta a commettere azioni sempre più empie. Nei sotterranei di Ares, però, si nasconde un’entità che trascina ben presto i suoi membri verso la follia e li spinge al suicidio. A diffondere questo male vi è Jacob, interpretato da Tobias Kersloot (1996). Il timido ragazzo, amico di Rosa,  cerca così di distruggere la confraternita.

Ti sei mai chiesta come abbia fatto un paese così piccolo come l’Olanda a diventare molto ricco e tanto potente?” è la domanda che rivolge Carmen, membro senior di Ares, durante la prima puntata a Rosa per stuzzicare la curiosità sua e quella del pubblico. Peccato che la domanda venga  ignorata per tutti i restanti episodi. Quello che si capisce è che Ares è una potente società segreta: questo basta e avanza. Di conseguenza, le azioni dei personaggi dentro di essa sembrano fine a se stesse, annoiando presto.

Nonostante vi siano diversi personaggi, i protagonisti, Rosa e Jacob, sono gli unici due rilevanti. Tutti gli altri, invece, restando bidimensionali. Anche Jacob, tuttavia, nonostante abbia un’evoluzione, è abbastanza scontato: ragazzino vittima di bulli e pauroso che riesce a vendicarsi grazie ai poteri donati dall’entità. La vera protagonista è, dunque, Rosa. La serie mostra, infatti, la sua evoluzione per raggiungere il potere. Sarebbe interessante, se si potesse fare un vero confronto tra prima e dopo. Troppo poco spazio è, infatti, dedicato a mostrare Rosa prima di questi cambiamenti, rendendo così poco efficace la sua evoluzione, processo cardine nelle serie tv.

Punto a favore sono le rappresentazioni delle visioni oniriche e i suicidi. Molti amanti del genere horror apprezzeranno alcune delle interessanti trovate visive escogitate dagli autori. In particolare, la scena ambientata all’obitorio raggiunge alti livelli di tensione, sia per la brutalità ma anche per la sorpresa generata. Il finale, che si serve dei dipinti del Rijksmuseum per rappresentare il Secolo d’oro, è veramente efficace.

Apparentemente, dopo aver finito la prima stagione, si capisce che la serie avrebbe voluto mostrare il potere e i sacrifici che esso comporta, con particolari riflessioni sul passato schiavista olandese, come vera base della ricchezza del paese. Questo è uno spunto interessante, specialmente perché l’Olanda fatica a fare i conti col proprio passato, come +31mag ha raccontato più volte. Il tutto però non è abbastanza approfondito e le dinamiche tra i membri di Ares fanno sembrare la serie l’ennesimo teen drama di Netflix, condito con tinte horror. Un’occasione mancata.