Caraibi Olandesi, Telegraaf lancia (falso) allarme “rifugiati venezuelani”

di Paolo Rosi

Nicolás Maduro, presidente del Venezuela succeduto nel 2013 al defunto Hugo Chavez, sembra spaventare i residenti delle (un tempo) Antille Olandesi, in particolare della isole Aruba, Curaçao e Bonaire, geograficamente vicinissime allo stato sudamericano.

A darne notizia Edwin Timmer, corrispondente del Telegraaf con base a Città del Messico, in un’intervista ad Alfredo Limongi, membro di spicco della diaspora venezuelana a Curaçao ed ex-presidente dell’Associazione Venexcur.

L’articolo, ripreso anche da testate locali, racconta dei timori per una possibile ondata di rifugiati dal Venezuela, in particolare per la situazione “esplosiva” di Caracas e le “misure estreme” prese dal presidente Maduro, con riferimento, probabilmente, alla recente chiusura del confine con la Colombia.

“Curaçao e Aruba sono appena a un’ora di volo da Caracas e ogni giorno compatrioti disperati chiamano per chiedere rifugio qui”, avrebbe infatti raccontato Limongi al quotidiano.

Ma dati ufficiali, nella mani della polizia, non ce ne sono. E lo stesso Limongi, in un articolo di risposta pubblicato da Noticias Curazao, ha poi smorzato i toni del Telegraaf. L’uomo e l’associazione VenexCur si sarebbero rivolti alle autorità solamente “per promuovere l’attenzione nei confronti di una possibile ondata di rifugiati”.

“Para preparar la atención”, insomma. Nessun terrore dei residenti per un’ondata di rifugiati venezuelani in fuga dal regime “rosso” di Maduro. Un clima forse più disteso rispetto a quanto suggerito nell’articolo del giornalista olandese.

Altra questione, invece, è quella degli “indocumentados” venezuelani: spesso e volentier lavoratori senza permesso di soggiorno, o con visto scaduto, che vengono arrestati a cadenza regolare dalla polizia di Curaçao. Gli ultimi solamente due giorni fa, fermati dagli agenti mentre lavorano alla costruzione di un nuovo commissariato di polizia nella Capitale.

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