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CULTURE

Anonimi, felici e underground: il Melkweg compie 50 anni

CoverPic @Melkweg

di Annalisa Demarch

Oggi il Melkweg, uno dei luoghi di ritrovo più popolari di Amsterdam, festeggia i suoi 50 anni come uno dei club e centri culturali più famosi e apprezzati in città. La sua storia, influenzata dagli hippie e altre sottoculture, hanno reso il Melkweg un vero e proprio simbolo della diversità e del multiculturalismo nel mondo dell’arte e della musica.

Il Melkweg (letteralmente “Via Lattea”) si trova nell’unico edificio industriale affacciato sul canale di Lijnbaansgracht, nella capitale olandese. È un ex fabbrica di prodotti caseari – prima di zucchero, poi di latte – che è stata occupata il 17 luglio del 1970 da un gruppo teatrale in cerca di uno spazio per le loro performance artistiche e culturali. 

Pic @Melkweg

Nell’estate di quell’anno i locali del caseificio divennero un palcoscenico e “soprattutto un luogo d’incontro per le subculture ”, ci racconta John van Luyn, da più di 30 anni programmatore ufficiale del Melkweg.

Grazie al grande successo che ottenne, dal 1973 il Melkweg è diventato ufficialmente un’istituzione permanente, aperto tutto l’anno, legalizzato e sovvenzionato dal Ministero della Cultura e dalla Municipalità di Amsterdam. 

Dagli hippie alla controcultura degli anni ’70 e ’80

Il Melkweg faceva ormai parte, insieme al Paradiso, delle attrazioni principali del “magic centrum”. All’epoca Amsterdam era una calamita per gli alternativi di mezzo mondo: viaggiatori da tutta Europa venivano nella capitale olandese per ascoltare la musica rock, per vedere gli spettacoli con le luci e per sperimentare la marijuana, “l’amore e la pace”.

L’influenza hippie però non è stata l’unica. Durante gli anni ’80 gli hippies cessarono di frequentare il locale, ma grazie alle entrate e a contributi governativi aumentò l’internazionalità e la diversità degli eventi. Da allora il locale ha cominciato ad attirare una grande varietà di controculture – incluso il grunge, l’hip hop, e il punk, ospitando tra gli altri grandi nomi gli U2. 

Fin dagli anni ’70 il Melkweg era uno dei primi posti dove acquistare cannabis tollerata. “Ma la relazione con le autorità è sempre stata buona”, ha specificato Van Luyn, al contrario della storia turbolenta del Paradiso

Pic@ Christoph Braun | Source: Wikimedia | License: CC

Con il passare degli anni però le cose sono cominciate a cambiare. Mentre l’edificio è stato modificato per adattarsi al tipo di eventi e al numero crescente di visitatori, la programmazione dei concerti è arrivata a giocare un ruolo sempre più importante. 

“Nei primi 10 anni le persone andavano là e c’era anche della musica, ma nessuno ci andava solamente per gli artisti. Le persone andavano là per il posto. Se ci pensi oggi, nessuno va in un locale per il club in sé. Tutti ci vanno per la programmazione”, ha affermato Van Luyn.

Quando Amsterdam era il “magic centrum”, c’era molta più flessibilità e meno burocrazia, dice Van Luyn. “Oggi se si desidera aggiungere la banda di supporto, è necessario chiedere l’autorizzazione”, riferisce. Il programma è fitto e meno soggetto a variazioni spontanee. L’industria musica ormai “è più simile a un business vero e proprio”. 

Il Melkweg oggi

Oggi l’edificio storico ospita due aree per concerti, un cinema, una caffetteria e uno spazio dedicato alle esibizioni museali e alle arti multidisciplinari. Grazie alla ricostruzione del 2017, e alla Max room che può ospitare ora fino a 1.250 persone, il posto è ora usato per i grandi concerti.

Ciò che rende il Melkweg diverso dal Paradiso è la diversità del programma e dell’audience, gli spazi disponibili e l’edificio storico che si affaccia sui canali. Oggigiorno il Melkweg offre uno spazio per grandi artisti e talenti emergenti in vari campi; dalla pittura alla fotografia, dalla musica al cinema. 

Ma il focus rimane sui concerti, da cui proviene il loro introito maggiore. “Sulla carta organizziamo anche altre attività. Abbiamo il teatro, un cinema e gli expos. Ma penso che il 95% è musica”, dice Van Luyn. 

Author: DigiDaan | Source: Wikimedia | Licence: CC BY-SA 4.0

Il Melkweg si dedica principalmente alla musica contemporanea: ospita ogni anno più di 1000 spettacoli ed eventi grazie a gruppi musicali e DJs che provengono da tutto il mondo e attrae un totale di circa 540,000 visitatori.

Dall’inizio degli anni 2000 ad oggi, il club ha ospitato artisti come i Coldplay, i Beastie Boys, Billie Eilish e anche grandi nomi della musica italiana, inclusi Salmo, Caparezza e i Subsonica.  

Nonostante il Melkweg stia piano piano ri-aprendo le porte al pubblico dopo una lunga chiusura per il coronavirus, Van Luyn vede il futuro incerto. “Non ho idea di cosa succederà, forse rimarremo chiusi per metà anno, forse inizieremo una collaborazione con il Paradiso, o forse saremo costretti a chiudere definitivamente”.

I festeggiamenti per i 50 anni

Per festeggiare i suoi primi 50 anni, il locale ha organizzato una maratona di 24 ore dal 17 al 18 luglio, in cui si susseguiranno concerti, dj set, spettacoli, dibattiti, proiezioni di film. A causa del coronavirus non si potrà partecipare agli eventi dal vivo, ma li si potrà seguire in streaming gratuitamente da qualsiasi parte del mondo.

Nel programma si leggono nomi importanti: Oostblok, Ella John, Fiesta Macumba, Joost van Bellen, Dave Clarke, Encore e altri ancora. Ci sarà spazio per l’arte e per il divertimento, ma anche per riflettere sulla storia del locale di Amsterdam.