The Netherlands, an outsider's view.

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FOCUS

Anche Amsterdam festeggia il “Diwali”, la festa delle luci

Di Harpreet Soondh e Manpreet Kaur

Sloterdijk, prima periferia di Amsterdam. In un edificio apparentemente anonimo, che all’esterno si confonde con tutti gli altri magazzini che lo circondano, si nasconde un Tempio Sikh, la sede del Shri Guru Nanak Gurudwara Sahib.

E proprio lì che ieri, 27 ottobre 2019, si è celebrata una delle feste indiane più note nel mondo, il Diwali (per gli induisti) o Bandi Chhorh Diwas (per i Sikh).

Famiglie e gruppi di giovani amici, tanti copricapi colorati e candele, musica e schermi per seguire le preghiere in tre lingue diverse – inglese, gurmukhi e punjabi traslitterato. E tanto gossip e matrimoni combinati sul momento.

Origini del culto

Bandi Chhorh Diwas è il giorno in cui Guru Hargobind Sahib fu rilasciato con 52 re dalla prigione di Gwalior. La parola “Bandi” significa “imprigionato”, mentre “Chhorh” “rilascio” e “Divas” equivale a “giorno” e insieme “Bandi Chhorh Divas” significa giorno di rilascio del prigioniero. Si festeggia con grande gioia questo evento in cui il “giusto” prevale sullo “sbagliato”.

I Mughal, la più importante dinastia imperiale indiana di religione musulmana, avevano trattenuto molte centinaia di prigionieri senza processo o altro procedimento legale, imprigionati con la forza bruta. Il giorno in cui il Guru fu rilasciato, egli si rifiutò di andarsene a meno che anche i 52 principi rimasti non fossero stati liberati insieme a lui. Inizialmente, l’imperatore declinò la richiesta, ma alla fine accettò ponendo la seguente condizione: “verrà liberato chiunque riesca ad aggrapparsi al mantello del Guru“.

Pertanto, il Guru Ji fece realizzare un mantello con 52 angoli o code. Mentre usciva dal cancello del forte, i cinquantadue principi lo seguirono, ciascuno aggrappato alla propria coda del mantello. Così, l’astuzia del Guru vinse la presunta intelligenza dell’imperatore. Il Guru Hargobind è conosciuto anche come Bandi-Chhorh (Liberatore).

Quando il Guru Ji raggiunse Amritsar, la gente illuminò l’intera città con migliaia di candele, luci e lampade come non si era mai verificato in precedenza.

Come si festeggia

Il Diwali, chiamato dagli occidentali anche “natale indiano” (poichè si illumina tutto l’ambiente), ha una propria liturgia.

Per prima cosa bisogna purificare il proprio corpo, ovvero eliminare dalla dieta alcol, fumo e ridurre alimenti di origine animale. In seguito si procede con la purificazione dell’ambiente: si pulisce da cima a fondo la propria casa e si mette in ordine eliminando tutto ciò che è superfluo. Questo rituale è molto importante per ricevere la benedizione di Lakhsmi, la dea della prosperità e della ricchezza, che visita solo case pulite e si tiene lontana dalla sporcizia.

Il passo successivo è illuminare l’interno e l’esterno della casa, i giardini con candele accese per disperdere ogni traccia di oscurità ed ignoranza. Ogni luce che accendiamo simboleggia una buona qualità che desideriamo coltivare dentro di noi: possiamo accendere la candela della pazienza, della compassione, dell’amore, del perdono, della forza, una candela per ogni aspetto della nostra vita che vogliamo valorizzare.

Mentre la sera ci si reca al tempio per pregare e meditare. Anche noi abbiamo acceso le “dive” (candele fatte di terracotta), ascoltato le preghiere cantate dai sacerdoti. Infine abbiamo gustato il “langar” (cibo) offertoci dalla comunità, seduti per terra, mentre i volontari servivano tutti, senza alcuna distinzione.