Ad appena 8 giorni dal voto amministrativo, che ha incoronato il Groenlinks primo partito della capitale, Amsterdam ha già una coalizione in pectore pronta -subito dopo lo stop pasquale- a sedersi per avviare una trattativa di governo.

Visto il quadro frammentato uscito dal voto, le combinazioni possibili non sarebbero state -in ogni caso- molte e i rossoverdi del Groenlinks hanno accettato di trattare con D66 (liberaldemocratici), SP (socialisti) e Pvda (laburisti) -che insieme avrebbero una comoda maggioranza per governare- per mettere in piedi una giunta progressista.

Due, tuttavia, gli ostacoli: SP e Pvda, i due partiti di sinistra, sono stati decimati dal voto e il leader Groenlinks, Rutger Wassink, si trova ora davanti al dilemma di ammettere al governo i due grandi sconfitti del voto del 21 marzo. C’è poi la questione della compatibilità con il D66, un partito progressista ma liberista in economia: se la questione dei valori generali è condivisa, lo è meno quella sulle disuguaglianze.

Per questa ragione, il Pvdd, il Partito per gli animali, è stato escluso a priori dai negoziati: nonostante l’agenda sulla sostenibilità e quella sul welfare animale siano simili a quelle del Groenlinks, il gruppo di Amsterdam che ha triplicato i consensi alle elezioni, non avrebbe mostrato interesse a mettere l’agenda sociale in testa alle priorità.