La giunta comunale di Amsterdam, ha discusso giovedi scorso, 2 giugno, un pacchetto di misure per cercare di tamponare il “problema Airbnb”. Nelle ultime settimane, infatti, il celebre portale che consente di subaffittare la propria abitazione è stato al centro di una furiosa polemica tra l’associazione inquilini, quella dei proprietari e il sito di prenotazioni. In mezzo la politica, restia a prendere decisioni, per non scontentare i tanti amsterdammers che hanno costruito un piccolo business sul subaffitto legale ma che dall’altra sente forti le pressioni dell’industria turistica, colpita dalla popolarità dell'”house sharing”.

La giunta, si è riunita allo scopo di raccogliere le idee dei partiti di maggioranza per poter poi presentare al consiglio una proposta di modifica dell’attuale regolamento comunale. Nonostante il no del VVD, la maggioranza del consiglio chiede a gran voce di ridiscutere la normativa locale, approvata lo scorso anno.

Urgenza avrebbe la revisione delle misure di controllo per evitare il subaffitto di case sociali; secondo il Telegraaf, la giunta vorrebbe che ad Airbnb fossero obbligati ad incrociare i loro elenchi con quelli delle proprietà ad affitto regolato, per le quali è vietato il subaffitto, affinchè possano individuare gli inquilini disonesti. Inoltre, chiede l’SP, l’unione dei proprietari dovrebbe avere più potere di controllo sulla materia.

Il D66 va oltre: secondo i centristi, i proventi illeciti del subaffitto andrebbero trattati come quelli delle organizzazioni criminali, ovvero prelevati forzosamente dal conto di chi ha violato le norme comunali.

E la creatività non si ferma al denaro: sempre per il D66, il proprietario che avesse adibito la sua abitazione a “bnb irregolare” dovrebbe essere punito con un tetto al prezzo imposto, ovvero con l’obbligo di affittare l’alloggio a prezzo sociale per un periodo di 5 anni.