di Massimiliano Sfregola

 

“Gli Amsterdammers, di solito, sono persone ragionevoli”, cosi esordisce un pezzo d’opinione a firma dell’antropologa Linda Duits pubblicato sul Parool di oggi, a proposito dell'”odio anti-turista” che monta nella capitale. “La nostra xenofobia si manifesta nell’odio per i turisti; come le moschee per islamofobi, le gelaterie sono l’ossessione dei nemici dei turisti. E come i manifestanti contro gli AZC (centri per richiedenti asilo) temono per la minaccia alla loro identità, cosi per i residenti della capitale i turisti sarebbero la causa principale della perdita di socialità ad Amsterdam”. E ancora: “Se Wilders parla di immigrazione di massa, gli anti-turisti parlano di turismo di massa.”.

Linda Duits non ha tutti i torti: se Amsterdam soffoca a causa dello “tsunami di turisti”, la colpa è davvero dei turisti?

“Come il migrante anche il turista è il capro espiatorio finale. Non certo le cooperative sociali che non costruiscono alloggi a prezzi accessibili; no, la colpa è di Airbnb. E gli spacciatori in strada? Lodewijk Asscher  [oggi ministro degli affari sociali] da vicesindaco fece chiudere gran parte dei coffeeshop nel Red Light ma la colpa della presenza di street dealers è -ovviamente- dei turisti.” ha scritto l’antropologa.

Che prosegue: “Ogni giorno arrivano aerei pieni di turisti che distruggono la nostra cultura locale, nutellizzandola”, in riferimento all’apertura in serie di ‘wafelerie’ ed altri chioschi per i turisti in preda alla “fame chimica”.

E allora le proposte surreali si rincorrono, va avanti la studiosa: “polizia del decoro” che controlli il comportamento dei turisti, appelli indignati sulla rete, petizioni e raccolte firme.

Insomma la Duits centra il punto: i turisti sono il nuovo capro espiatorio per le frustrazioni e i disagi causati da una serie di precise scelte politiche. E le cure proposte sono, spesso, ridicole come le diagnosi.

Che Amsterdam sia una città popolare non è una novità: lo è oggi come lo era negli anni ’80. Non sono quindi i voli low cost, gli hotel, Airbnb, i turisti o le “wafelerie” a  strozzare la città ma le scelte operate dal comune. Scelte politiche legittime, per carità, ma cariche di conseguenze per la collettività. Gli hotel -ad esempio- non si costruiscono da soli: c’è bisogno di una licenza. E chi ha concesso quelle licenze -l’amministrazione- conosceva bene il problema abitativo della città, un problema che ne ha caratterizzato la storia degli ultimi, almeno, 100 anni. E che dire di Airbnb? Quando il comune ha orgogliosamente esibito la prima regolamentazione in Europa del subaffitto di alloggi privati ai turisti, sapeva perfettamente di farlo in una giungla abitativa come quella di Amsterdam.

I coffeeshop della capitale sono invasi dall’alba al tramonto? Il comune li ha decimati negli ultimi 10 anni mentre i “turisti della canna” si sono moltiplicati, grazie anche alle compagnie low cost – che gli aeroporti olandesi sono ben felici di ospitare – e al boom di alloggi turistici.

Il problema è, probabilmente, la mutazione genetica degli ultimi anni avvenuta nella capitale; la città delle controculture di una volta è oggi un villaggio turistico sui canali con offerte per tutti i gusti. Ma questo già lo sapevamo e non fa altro che confermare la nostra tesi: la colpa dei problemi di Amsterdam non è certamente di chi viene in visita.

L’amministrazione della capitale, anzi di “Iamsterdam”, ha scelto di diversificare i suoi investimenti -come ogni azienda che si rispetti- puntando soprattutto sul business internazionale e sul turismo. Lo ha fatto e i risultati, sono arrivati. Solo che la politica ha portato con sè degli effetti collaterali: sovraffollamento, gentrificazione, perdità di identità, cacciata dei residenti. In quale misura, tutto ciò, può essere responsabilità dei turisti?