I prezzi da capogiro del mercato immobiliare di Amsterdam e l’aumento del gap tra ricchi e poveri sono, almeno in parte, da imputare a Airbnb. Lo sostiene il dipartimento economico della banca ING in un rapporto pubblicato dal quotidiano Parool. La prospettiva di profitto generato dal subaffito ai turisti di appartamenti, o porzioni di questi, avrebbe gonfiato i prezzi di mercato perchè tanto acquirenti quanto venditori sono disposti a pagare somme maggiori per l’acquisto di un immobile. 

Secondo i calcoli effettuati da ING, l’introito proveniente dal subaffitto legale, fino a 60 giorni l’anno per  il regolamento comunale produrrebbe un profitto medio netto di circa 2000euro al mese che moltiplicati per la durata trentennale di un mutuo,  potrebbero -potenzialmente- portare 100mila euro extra nelle tasche del proprietario di casa. Spingendo, cosi,  i potenziali acquirenti a rischiare impegnandosi con un mutuo più pesante. 

Questa situazione, ha detto al Parool  Senne Jansen, esperto economico di ING oltre a mutare lo scopo finale di un’abitazione, non più solo un luogo dove vivere ma anche un’occasione per fare soldi, rende la città inaccessibile a bassi redditi e starters. E aumenta considerevolmente le differenze tra ricchi e poveri. Nell’area Centrum della capitale, sarebbero 11mila le proprietà affittate su Airbnb, ovvero 1/6 del totale.