Nel 2007 Alexander Westra, docente di heritage studies all’Uva, scopre un gioiello in una casa al numero 36 di Viottastraat, a due passi da Vondelpark: un salotto ebraico della seconda guerra mondiale perfettamente conservato, “più autentico della casa di Anna Frank”. 

La strada prende il nome da Joannes Josephus Viotta (1814-1859), un medico di Amsterdam con evidenti origini italiane. L’abitazione fa parte di un blocco di cinque costruite con lo stile della Amsterdamse School come si vede dalla porta d’ingresso e la vetrata nella tromba delle scale. I primissimi proprietari è la famiglia Montijn, che possiede un’azienda “in cinghie di trasmissione, ingranaggi per sale macchine”.

I Korijn-van den Berg

Nel 1923 la casa viene comprata dalla famiglia ebrea Korijn-van den Berg. Lodewijk Korijn (1879-1942) è un “banchiere e broker” e vive a questo indirizzo con sua moglie Debora e le tre figlie, Theodora, Anna ed Elise.
Il ricco direttore di banca decide di ristrutturare l’intero appartamento e affida i lavori all’architetto Napoleon le Grand, che si è “firmato” su una scrivania. Velluti viola-marroni alle pareti, rivestimenti di legno intarsiato, vetri colorati viola e gialli. Lo scrittoio è integrato e il camino è decorato con fiori di loto stilizzati. I lucernari delle finestre sono decorati con pannelli colorati di vetro colorato, così come le porte scorrevoli semicircolari.
Dopo l’occupazione nazista di Amsterdam, a partire dal febbraio del ’42 la casa passa in mano dell’Hypotheekbewaarder, una società costituita dai tedeschi che raccoglieva tutti i beni immobili e le ipoteche ebraiche. All’epoca la famiglia Korijn vive ancora lì, poiché Lodewijk muore qui nel dicembre 1942, dopo una breve malattia.

Il resto della famiglia, come molti altri ebrei di Amsterdam, viene invece deportata nei campi di concentramento: la figlia Elise muore a 19 anni a Sobibor nel luglio 1943, sua sorella Anna Celine de Vries-Korijn, ventiquattrenne, viene uccisa ad Auschwitz nel settembre 1943. Theodora Helena Ossendrijver-Korijn (27 anni) scompare ad Auschwitz nell’ottobre 1943. La madre Deborah Korijn-van den Berg è stata uccisa a Bergen-Belsen il 16 marzo 1945.

A partire dal febbraio del ’43 l’abitazione è registrata a nome di Abraham van den Berg, un parente che era però morto due anni prima. Lo sappiamo perchè è stata ritrovato l’atto di compravendita di un notaio di Sarphatistraat. La casa passa così a un altro uomo di banca, Otto Rebholz, un cacciatore di titoli ebrei depredati e polizze di assicurazione sulla vita. La borsa di Amsterdam infatti non ha mai smesso di funzionare durante la guerra.

Casa per studenti di teologia

D’ora in poi la casa di Viottastraat diviene dimora per gli studenti di teologia cattolici che non modificarono la stanza, anche se il professore dell’Uva ha scoperto alcune tracce di feste, compreso il party a tema organizzato per il capodanno del 2008.

 

Quell’anno infatti l’edificio di 400 m2 viene venduto a un acquirente privato per 2,15 milioni di euro, dopo di che segue un lungo restauro. Da allora, è stato sporadicamente aperto per le visite e talvolta affittato per piccoli ricevimenti, conferenze, ricevimenti e cene. Ora è di nuovo in vendita.