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Amsterdam, il Light Festival 2018 si interroga sulla comunicazione di massa

Il tema per il 2018 è più concettuale rispetto agli altri anni: The Medium is the Message, ispirato alla celebre frase di Marshall McLuhan, padre delle scienze della comunicazione

di Paola Pirovano,

pics Martina Bertola

 

Come ogni inverno, l’Amsterdam Light Festival ha acceso anche quest’anno la capitale con 30 installazioni luminose che si snodano lungo la cintura dei canali. Il tema per il 2018 è più concettuale rispetto agli altri anni: The Medium is the Message, ispirato alla celebre frase di Marshall McLuhan, padre delle scienze della comunicazione.

Nel 1964, lo studioso focalizzava la sua attenzione sullo strumento utilizzato per trasmettere un messaggio, e sulle conseguenze che questo può avere sulla percezione stessa del messaggio. Le opere esposte sui canali di Amsterdam sono le interpretazioni che gli artisti di oggi danno a questo concetto.

Molti artisti hanno risposto allo statement di McLuhan, utilizzando il loro medium per riflettere sulle tematiche di attualità: ne è un esempio l’opera degli artisti serbi Ivana Jelić & Pavle Petrović, che promette di diventare l’installazione più fotografata dell’edizione corrente: si tratta infatti della riproduzione di parte della celebre tela di Vincent Van Gogh “La notte stellata”, dipinta nel 1889 e oggi conservata al MoMa a New York.

Sarebbe possibile oggi avere la stessa fonte di ispirazione? Probabilmente no, perchè l’inquinamento luminoso nelle città, ha spento le stelle. L’esperienza della natura a Amsterdam è mediata dai 1400 tubi di acrilico illuminati al LED che compongono l’opera.
Anche Natuurlijk Licht della giovane artista olandese Meke Vrienten solleva dei quesiti legati alla presenza costante di luce artificiale: la sua installazione è un monumento all’obsolescenza programmata, fatto di lavatrici, frigoriferi e forni a microonde. Oggetti che hanno una luce propria, e che sono una presenza costante nelle nostre vite.

Altri artisti hanno deciso di esplorare invece il rapporto con la tecnologia, centrale nella ricerca di McLuhan.

Waiting… è qualcosa riconoscibile da tutti, ovvero il simbolo di attesa – e spesso sinonimo di frustrazione – che appare regolarmente sui nostri schermi. Fa parte del vocabolario di internet sviluppato negli anni 80, a cui ci siamo velocemente abituati, ed è proprio la velocità con cui la società abbraccia la cultura visiva digitale ad affascinare l’artista Frank Foole.

La designer olandese Frederike Top si è lasciata ispirare dalla criptovaluta e dal potenziale che potrebbe sviluppare nei prossimi anni: l’artista ha esposto un codice – Code – davanti a una vecchia banca sul canale Herengracht, e si tratta dell’indirizzo di un vero portafoglio digitale. I caratteri corsivi un po’ old-fashion scelti per questa installazione fanno riferimento all’invenzione della scrittura: i bitcoin saranno la prossima rivoluzione?

Tra le opere più poetiche, c’è sicuramente quella degli artisti israeliani e tedeschi dell’OGE Group, che rimanda all’infanzia con i venti soffioni luminosi disposti sull’acqua con i quali esprimere un desiderio. Anche il collettivo taiwanese UxU Studio ha lavorato a un’immagine di forte impatto, una grande bocca scarlatta, che rimanda a Salvador Dalì. Le labbra però scompaiono e si trasformano in un cuore pulsante se osservato da un particolare angolo e quando ci si avvicina, si scopre che si tratta di 1500 luci rosse lampeggianti, le stesse usate per indicare un pericolo sulla strada.

Infine, l’opera Antenna Sud dell’unica artista italiana selezionata per l’edizione di quest’anno, Michela Bonzi, omaggio alle foreste di antenne televisive che si possono ancora vedere su molti tetti in Italia.


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