Il comune di Amsterdam sembra intenzionato a venire incontro alle richieste della società proprietaria del terreno dove sorge l’ADM, uno degli ultimi spazi sociali rimasti nella capitale.

In una lettera inviata al Consiglio comunale, firmata dal sindaco e dall’assessore Kasja Ollongren (D66), la scorsa settimana viene fatto il punto della situazione a proposito della disputa che vede da un lato Chidda Vastgoed B.V. e Amstelimmo B.V., le due società che hanno acquistato il terreno -occupato dagli anni ’80- e dall’altro gli occupanti dell’ADM.

La complessa vicenda legale, che si trascina ormai da tempo, ha visto un’accelerazione nel 2016 con l’apertura di un procedimento legale contro gli occupanti. Nei Paesi Bassi l’occupazione di edifici o terreni è dal 2010 un reato ma i proprietari – per ottenere un decreto di sgombero- devono dimostrare al giudice di avere in mano piani concreti.

Nel caso in questione i giudici hanno respinto in due occasioni procedimenti intentati dalla proprietà, proprio in assenza di un’autorizzazione comunale: la trasformazione dello spazio in una rimessa per imbarcazioni, richiede infatti una concessione comunale non ancora rilasciata.

Ma la situazione, secondo la missiva, potrebbe presto cambiare: il comune, nella lettera, spiega che tale licenza potrebbe essere alla fine garantita e a quel punto, il piano presentato dalla proprietà potrebbe ottenere facilmente il via libera del tribunale per lo sgombero.

Ciò che preoccupa la comunità dell’ADM, tuttavia, è il commento del gemeente su un possibile spazio alternativo: “Non esiste ora e non esisterà in futuro un’area che possa ospitare l’intera comunità e le sue attività”, si legge nella missiva. Il futuro, per l’ultimo spazio autogestito di Amsterdam, si fa ogni giorno più incerto.