AMSTERDAM Guerriglia a Spui, sgomberato lo Slangenpand, 20 arresti. Gli occupanti storici: “Noi non c’entriamo niente con i disordini”

Author: Jos van Zetten  Source: Wikimedia  License: CC 2.0 

Le barricate in strada, ad Amsterdam, non si vedevano da un po’: ieri mattina, la capitale si è svegliata al suono di sirene delle camionette dell’M.E., il nucleo antisommossa della polizia olandese: andavano a Spuistraat, dove a due passi da piazza Dam, hanno iniziato alle prime ore dell’alba l’operazione di sgombero del blocco conosciuto come Tabakpanded, 4 edifici che per oltre 30 anni, hanno ospitato artisti e cultura underground: un vero tempio per gli antagonisti della città ed un nome ben noto anche all’estero. L’intero blocco era il più longevo squat d’Olanda ed uno dei più longevi d’Europa.

Da ieri, lo Slangenpand e Tabakpand non esistono più. Dopo aver perso sul fronte legale negli ultimi mesi ed aver esaurito anche gli appelli alla politica, gli occupanti hanno infine deciso -la scorsa domenica- di lasciare spontaneamente l’edificio. Ma sono bastate poche ore e lo Slangenpoand è stato nuovamente occupato  da un altro gruppo, “duro” questa volta: manto stradale divelto, barricate, gavettoni di vernice. In poche ore Spui è tornata indietro di 40 anni. Ma la resistenza è stata niente più che simbolica.

Un ingente spiegamento di forze dell’ordine aveva iniziato  alle prime luci dell’alba lo sgombero del blocco Taba, ad attenderli, dai tetti del Tabak e dello Slangenpand, un gruppo della “seconda ondata” di squatters: fumogeni e petardi, questa la modesta offensiva che i blindati dell’M.E., il nucleo antisommossa della polizia olandese, hanno dovuto fronteggiare nel corso delle ore impiegate per accedere ai locali ed arrestare gli occupanti. Nonostante la massiccia copertura mediatica, ed il valore simbolico della “battaglia di Spui“, la situazione non è mai realmente andata fuori controllo.

Non c’entriamo niente con loro” dice Mark, ex occupante dello Slangenpand e volto della protesta delle ultime settimane. Mark è dietro le transenne della polizia e guarda quella che per 13 anni è stata casa sua, bersagliata dagli idranti mentre volti incappucciati e sconosciuti si affacciano dalle finestre dell’ormai ex housing project “Ce ne siamo andati domenica proprio per evitare che finisse cosi. ” Ma chi sono i nuovi occupanti? “E’ stato lanciato un appello alla resistenza su Indymedia e diversi sono giunti qui apposta. Saranno una trentina al massimo, molte sono facce mai viste“.

Intanto la polizia preannuncia da un megafono un’altra scarica di mortaio ad acqua mentre un piccolo gruppo di curiosi si accalca sulle transenne e a poca distanza, il capannello di giornalisti pulisce la vernice dei gavettoni dagli obiettivi delle telecamere e dai cappotti. All’1 inizia l’irruzione, alle 5 è quasi tutto finito. Finiranno in 20 in manette.

Con gli edifici sorvegliati su ordine di De Key, la woning corporatie che ha acquisito i locali, si chiude la lunga vicenda dello Slangenpand. E forse anche un pezzo di storia della città.

Il giorno dopo

foto di Paola Pirovano
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