di Silvia Granziero e Veronica Fumarola

 

Italiani nel mondo: non solo “fuga di cervelli”; lascia il Bel Paese soprattutto gente comune alla ricerca di miglior fortuna ma ad attenderli non ci sono carriera,  università o progetti di ricerca. Sono in tanti e molti scelgono l’Olanda. Al 6 aprile 2016 il numero di italiani registrati presso la sede olandese dell’AIRE, l’Anagrafe Italiani residenti all’Estero, è 42.179 con un aumento del 40% rispetto al 2004, quando i connazionali erano “solo” 30.529. Questi sono i dati ufficiali, ma è difficile quantificare la cifra esatta perché molti non sono iscritti al registro. La comunità italiana dei Paesi Bassi occupa oggi la quindicesima posizione per grandezza a livello mondiale e la settima in ambito europeo  nella la classifica pubblicata dall’Annuario del Ministero degli Esteri (MAECI). Coloro che si trasferiscono qui trovano condizioni migliori? L’Olanda è davvero il Paradiso tanto decantato?

Fabio, 32 anni, dice di sì: “Sono dieci anni che giro l’Europa. Sono stato anche a Londra, Berlino e in Spagna. Adesso vivo qui ad Amsterdam e ancora non sono riuscito a trovare un lato negativo di questa città. Qui mi trovo bene. Non ho nessuna ragione per tornare in Italia: è solo un grande villaggio turistico dove fare vacanze o andare a studiare”. Anche Paola, ballerina e insegnante di danza, è soddisfatta della sua scelta: “Mi sono trasferita ad Amsterdam per ‘tentare’: non avevo un lavoro assicurato e nemmeno molti contatti; sono partita un po’ allo sbaraglio con due valigie e una stanza prenotata per un mese, ma credo sia una delle decisioni migliori che io abbia mai preso”.

Tony e Rossella, invece, sono meno drastici. Giunti ad Amsterdam per ragioni diverse, concordano: la città è cara, la gente non è calorosa come noi, il cibo non è buono come il nostro e il clima è deprimente, ma qui si può guadagnare davvero. Rossella, per esempio, fa la cameriera: “In Olanda gli stipendi sono migliori: guadagno 1500 euro al mese, quanto mio cugino che in Italia fa l’ingegnere”. Tony, da insegnante di musica nella sua città, Torino, a receptionist in un ostello racconta: “Ad Amsterdam, essendo una città turistica e piena di gente, il lavoro c’è sempre e di ogni tipo; qui la moneta gira. Grazie ai prestiti della banche, poi, sono riuscito a comprare un appartamento che ora affitto ai turisti e, con quell’entrata, oltre al mio stipendio, non sto male”. Non ci sono vantaggi solo a livello economico. Paola, infatti, conferma le grandi opportunità in ambito artistico: “Nel mio lavoro, rispetto all’Italia, ci sono più possibilità, più informazione, più interesse”, mentre per Tony: “Anche per quanto riguarda la burocrazia in Olanda sono molto più pratici e organizzati.  Le differenze tra politici, gente ricca e gente comune sono meno evidenti che in Italia: qui nessuno ostenta e  gli stessi politici girano in bicicletta”.

Ma per un italiano com’è vivere ad Amsterdam? Non così facile, in primis per la lingua. Dice Rossella: “Io ho studiato tutta la vita in Italia e adesso mi ritrovo a fare la cameriera perché, nonostante i titoli di studio, in Olanda vogliono che si parli l’olandese. Se parli questa lingua, magari, puoi sfruttare di più il diploma e la laurea”. Anche Tony concorda sulla difficoltà: “Amsterdam ti offre tante cose, ma per approfittarne bisogna sapere l’olandese, lingua conosciuta da pochi e difficile da imparare”. Ma non è tutto così bello come sembra: “Anche qui esiste il lavoro nero – afferma Rossella – e trasferirsi per lavorare in un ristorante secondo me non è conveniente perché gli affitti sono alti, la vita è cara. Però a settembre voglio iniziare un corso di lingua olandese per poter sfruttare la mia laurea altrimenti torno al mio paese e faccio la segretaria per 500 euro al mese. In ogni caso vivere qui crea molto stress”. Anche Paola parla di una vita non semplice: “E’ stata dura e continua a esserlo, gli espatriati devono affrontare mille sfide ogni giorno, ma non tornerei indietro. Per ora la mia vita è in Olanda anche se non so se lo sarà per sempre, ma pensando al futuro, se la situazione italiana non dovesse sistemarsi, non vedo perché dovrei tornare”.  Tony, invece, è deciso: “Appena avrò messo da parte un gruzzoletto, andrò via di qua ma sceglierò un  posto caldo, la Spagna credo, dove la vita costa meno, mangi da dio e soprattutto c’è il sole. Non riesco a sopportare l’assenza di luce”.

Perché non tornare in Italia allora? Tony afferma: “Se uno ha delle ambizioni scappa dall’Italia. Lì c’è nepotismo dappertutto e ci vive bene solo l’italiano medio che non ha troppe pretese e ambizioni. In Olanda, poi, sono più onesti: se trovano un  portafoglio per terra lo portano alla polizia mentre in Italia questo non succede. Qui non hanno bisogno di rubare sia perché sono benestanti sia per una questione di educazione e di cultura”. Ma l’Italia resta sempre nel cuore: i veri amici sono là, così come il buon cibo, il mare e la montagna.  Conclude Tony: “A livello economico preferisco l’Olanda, ma per la qualità della vita, se uno vuole stare in pace con se stesso e con la natura, direi sempre Italia”.