La crisi degli ostaggi all’Apple Store di Amsterdam, di martedì 22 febbraio, si è conclusa senza vittime nonostante abbia tenuto il paese con il fiato sospeso per ore. Cosa è accaduto? Tutto sarebbe iniziato alle 17.30 con l’ingresso nel negozio di Leidseplein di un uomo armato, vestito in tuta mimetica. Appena entrato, il rapinatore ha preso in ostaggio un turista britannico di 44 anni e all’arrivo degli agenti, ha sparato dei colpi contro la polizia con  un’arma automatica.

 

Oltre all’arma, l’uomo aveva anche una pistola e all’inizio, gli agenti credevano potesse avere dell’esplosivo addosso. Intervengono i nuclei anti terrorismo e oltre agli ostaggi nell’Apple Store di Amsterdam, sono vittima della crisi in corso anche i visitatori del vicino De Balie e di altri locali di Leidseplein: l’ordine è di rimanere tutti all’interno finchè la situazione non sarebbe stata chiara. All’inizio, infatti, non era noto il numero di ostaggi nel negozio dell’Apple e soprattutto cosa volesse il rapinatore, dice NOS.

Dopo un’ora, è chiaro che il rapinatore abbia preso un solo ostaggio -l’uomo britannico, tenuto sotto tiro- mentre staff e clienti sono riusciti a nascondersi in un’area dello store chiuse al pubblico.

Verso le 20.30, vengono liberati 70 ostaggi che possono lasciare l’Apple Strore. Fino alle 22.30 non succede nulla, poi il rapinatore chiede dell’acqua e la polizia invia un robot a portarla; a questo punto, in qualche modo, l’ostaggio riesce a fuggire e mentre il rapinatore lo insegue, la polizia riesce a bloccarlo.

Solo in tarda notte, la polizia convoca una conferenza stampa dove rivela che il sequestratore è un Amsterdammer di 27 anni che aveva chiesto 200 milioni di euro di criptovalute. L’uomo avrebbe precedenti penali per detenzione illegale di armi.