The Netherlands, an outsider's view.

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AMSTERDAM

Amsterdam, chiude la sala del Cinema of the Dam’d

Dopo tre anni di programmazione all’interno dello spazio sociale OT301 di Amsterdam il collettivo del Cinema of the Dam’d ha deciso di chiudere definitivamente il proprio cinema indipendente e di trasferirsi online. Dopo mesi di incertezza legata alla crisi pandemica e allo sfacelo economico che sta investendo tutte le realtà culturali dei Paesi Bassi e non solo, da quelle più istituzionalizzate a quelle underground, i volontari che gestiscono la sala esprimono la propria amarezza per non poter più garantire la sostenibilità del progetto e l’incolumità per chi vi partecipa.

Cinema of the Dam’d da sempre si è caratterizzato come safeplace, uno spazio inclusivo dove le persone potessero sentirsi a casa e libere di esprimersi.

Nel comunicato pubblicato sui social si legge: “Quando abbiamo temporaneamente chiuso a marzo, speravamo di poter trovare una strada percorribile verso la riapertura, ma questo ora non è più possibile”.

La buona notizia è che il progetto cinematografico di Amsterdam orientato agli amanti di film alternativi, dimenticati o semplicemente poco conosciuti non finisce qui: promotori, fin dai primi sintomi della pandemia, della campagna “#Staythefuckinghome” e di una rassegna virtuale di gemme cinematografiche, Cinema of the Dam’d continuerà la propria programmazione di cinema sociale online, nonostante i tanti dubbi legati alla fruizione da remoto.

Per salutare i propri fedelissimi fatti di carne e occhi, il 24 settembre Cinema of the Dam’d propone una serata online – con tanto di introduzione e dibattito – delle stesse due pellicole proiettate tre anni fa quando tutto è iniziato.

Certo è che la chiusura di uno degli ultimi spazi indipendenti segna un’epoca. A mancare non saranno solo i cuscinoni e i divani stratificati di popcorn della sala all’ultimo piano dell’OT301. A sparire, infatti, non è solo un altro pezzo dell’Amsterdam che è stata, ma l’idea stessa della città che sarà.

Del resto, se il necrologio di una proposta culturale non fa piacere di certo, si spera certo di non intonare presto il de profundis all’intera (sub)cultura olandese. Per il resto, che dire, se non “So long, and thanks for all the fish”.