foto e testo di Chiara Canale

Lo sciopero della fame si è fermato, ma la lotta continua per i sans papiers, in Belgio e nel resto del mondo. È questo il messaggio della protesta che si è svolta oggi in piazza Dam, ad Amsterdam in solidarietà con i 475 richiedenti asilo che, a Bruxelles, per 60 giorni hanno rifiutato il cibo: volevano che il governo belga facesse un passo avanti sulla questione e li regolarizzasse tutti, nessuno escluso. Dopo anni di calvario e di attesa, quel gruppo di migranti ha deciso di rischiare la vita pur di vedere riconosciuto il diritto ad un futuro dignitoso.

“Alle persone che hanno scioperato a Bruxelles il governo belga ha ora concesso di accedere ad una nuova procedura per richiedere i documenti, ed è probabile che li otterranno”, spiega Sofie van Cronenberg dell’associazione Migreat, tra gli organizzatori della manifestazione di Amsterdam.

Tuttavia, secondo gli attivisti, non c’è nulla di concreto e non ci si può accontentare della risposta del premier federale De Croo. Le autorità del Belgio agiranno in modo cauto e scaltro perché “non vogliono creare precedenti e cercheranno di evitare che in futuro si ripresentino situazioni di questo genere” continua Van Cronenberg.

“Solidarité avec les sans-papiers”, ha intonato il gruppo di manifestanti in piazza Dam: solidarietà con chi è senza documenti; contro l’emarginazione e lo sfruttamento delle persone non regolarizzate, che lavorano in Belgio e in altri paesi europei.

È una forma moderna di schiavitù”, ha detto un attivista al megafono, “che va avanti finché un gruppo di persone non decide di fare uno sciopero della fame rischiando la propria vita”.