di Martina Bertola

 

Dai meandri dei magazzini dell’archivio cittadino di Amsterdam, sono state riportate alla luce fotografie che raccontano un passato lontano; ma non troppo. Si tratta d’immagini della città nei primi anni del ‘900, quando la città era ancora un nucleo compatto e geograficamente limitato. Gran parte degli scatti, raccolti nell’esposizione Amsterdam 1900, raccontano fabbriche e grandi opere ma anche vita quotidiana ed eventi ufficiali. 300 finestre spalancate, su un centro lontano anni luce dalla piccola metropoli di oggi.

La fotografia diventa protagonista essa stessa, in quanto parte della rivoluzione tecnologica dell’epoca, per la prima volta in grado di raccontare fedelmente l’evoluzione di un luogo e dei suoi abitanti.

La mostra si articola in due ambienti; nel primo le fotografie immortalano la città, il suo aspetto, sulle strutture, sueventi ufficiali, come le cerimonie reali. La maggior parte dei lavori  sono di anonimi, ma tre pannelli raccolgono, invece, l’opera di tre fotografi professionisti: Jacob Olie, Bernard Eilers e George Hendrik Breitner.

Olie si concentra sui cambiamenti della città affascinato dalle strutture moderne e dalla registrazione dei fatti, guardanfo attraverso il mirino della macchina fotografica con grande lucidità. Eilers è affascinato dall’aspetto pittoresco di Amsterdam: la neve e la nebbia diventano parte di un paesaggio che ricorda quasi un dipinto. Alcuni dettagli sono sfocati, altri ingranditi, Eilers gioca con l’aspetto artistico della fotografia; qui la mera riproduzione della realtà, passa in secondo piano.

A metà tra queste due visioni, si pone Breitner: pittore e fotografo, cammina per la città con una delle prime Kodak, affascinato dal movimento e dai motivi di Amsterdam. Cerca di catturarne l’atmosfera a tratti fiabesca a tratti imponente. Alcune delle sue foto in mostra, sono visibili al pubblico per la prima volta.

Nella seconda sezione, troviamo un’Amsterdam divisa per tematiche quotidiane; dal tempo libero, agli artigiani, alle case, ai giardini. Un’intrusione gentile, nel privato degli olandesi dell’epoca.

Chiude la visita un video: seduti in una comoda, piccola sala cinematografica, si vedono scorrere sullo schermo i filmati ripresi dai primissimi appassionati, utilizzando la neonata invenzione della macchina da presa. Interessante e sorprendente è vedere una città muoversi sotto i nostri occhi, un mondo scomparso ma ancora esistente. Quella Amsterdam non esiste più, rimanendo la stessa.

Stadsarchief – Fino al 5 febbraio 2017