Solo lo scorso anno, Amnesty International si è battuta contro regimi autoritari in paesi come la Turchia o la Russia. Quest’anno gli Stati Uniti hanno scalato la cima della lista ma anche l’Olanda sarebbe fonte di preoccupazione, dice il direttore Eduard Nazarski a RTL Nieuws. E non si tratterebbe di un generico timore: il portavoce di Amnesty NL nomina il leader del Pvv, Geert Wilders e quello del VVD e primo ministro, Mark Rutte.

E’stato con grande stupore e disgusto che ho letto, per esempio, la lettera aperta di Rutte “a tutti gli olandesi”, pubblicata su vari giornali la scorsa settimana, ha proseguito Nazrski. Particolarmente scioccanti, sarebbero i passaggi dove il premier parla di comportamenti “anomali” dei nuovi arrivati e soprattutto la celebre definizione di “normale”, invitando chi non rispetta la sua normalità, a lasciare il paese.

Rutte parla come Wilders, prosegue l’esponente dell’NGO, associando tutti i comportamenti devianti ai rifugiati. C’è sopratutto un dettaglio, riguardo i Paesi Bassi, ignorato dalla lettera agli olandesi di Rutte: secondo Nazarski “Lo stato di diritto è per tutti, se si seguono le regole o meno, non importa la tua fede o origine etnica. Ciò che è ‘normale’ è irrilevante. Chi determina cosa sarebbe “normale”? La costituzione è rilevante. Abbiamo leggi e regolamenti. Chiunque supera la linea, dovrebbe essere trattato da quelle legge e dai quei regolamenti, nato qui o meno”.

Per concludere, poi: “Se per Wilders, e ora per Rutte, l’uguaglianza non è più un valore, questi allora minano alla base la nostra costituzione”.