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Amnesty International NL a 31mag: il “kinderpardon” non funziona. L’Olanda deve tutelare i diritti dei bambini rifugiati

A complicare il tutto, ci si mette anche la durata della detenzione dei minori che supera il limite europeo dei 18 mesi

di Laura Ballerini

 

Dopo Defence For Children, anche Amnesty International si è pronunciata sulla scottante questione riguardate i diritti dei bambini richiedenti asilo nei Paesi Bassi, in particolare dopo la turbolenta vicenda di Lili e Howick. I due bambini armeni, dopo aver trascorso tutta la loro vita in Olanda, dovevano essere espulsi. Un’eccezione dell’ultimo minuto per il loro caso da parte del ministro ha cambiato la loro sorte. Ma il caso ha generato scalpore e attirato l’attenzione di numerose organizzazioni, poiché altre centinaia di bambini sans papiers si trovano nella stessa situazione. 

Quando l’interesse dei minori è in gioco, i loro diritti devono essere protetti“, dichiara a 31mag Annemarie Busser, capo del dipartimento di migrazione di Amnesty International Netherland. “Rispedire indietro bambini che hanno visto e conosciuto solo il nostro paese e sono parte integrante della società è sbagliato. La travagliata storia di Lili e Howick è il risultato di una regolamentazione complessa, il cosiddetto “kinderpardon“, spesso totalmente inefficace“. 

Secondo la riforma, infatti, bambini richiedenti asilo si possono qualificare per il “pardon” solo se i genitori, una volta ricevuto il decreto di espulsioni, hanno collaborato al loro allentamento con il governo. “Ma tutto questo è assolutamente insensato: come puoi chiedere ai genitori di rinunciare ad appellarsi alla corte quando è in gioco il futuro dei loro bambini? Questa legge deve essere assolutamente rivista”. 

La vicenda di Lili e Howick, conclusasi con un lieto fine, grazie soprattutto all’attenzione mediatica e al lavoro delle diverse organizzazioni, è l’eccezione alla norma. Molti altri bambini richiedenti asilo, infatti, difficilmente hanno avuto o avranno la stessa fortuna, specialmente se non cambiano le regole. “Amnesty International si sta occupando in particolare della tutela dei bambini di origine afgana. Ma portare le loro storie alla stampa è pericoloso: qualora questi bambini dovessero essere espulsi, rischierebbero ancora di più nel loro paese” aggiunge la Busser.

Ma non c’è una via d’uscita? “Introdurre una commissione speciale che si occupi soltanto di valutare i casi dei minori potrebbe essere una soluzione, aiuterebbe senz’altro a riconoscere i diritti dei bambini, garantendo ai più piccoli un trattamento diverso rispetto a quello riservato agli adulti”. 

A detta della Busser, a complicare il tutto, ci si mette anche il problema della durata della detenzione dei minori che può proseguire anche per diversi anni, nonostante la legge europea preveda un massimo di 18 mesi. “Amnesty International sta investendo tempo e risorse per cercare di cambiare le cose quando si tratta di detenzione. La legge precedente, infatti, prevedeva che i migranti, appena arrivati o prima di essere deportati, fossero trattati come dei criminali. I bambini erano trattenuti nelle stesse celle degli adulti“.

Ultimamente ci sono stati piccoli miglioramenti- continua l’esponente di Amnesty-. Per le famiglie sarebbero stati creati dei centri con spazi aperti, sul modello del Belgio e della Svezia. Ma quella della detenzione è una questione politica. “Quando cresce l’influenza dell’estrema destra, tutta l’attenzione si sposta sulle leggi dell’immigrazione, come sta accadendo in Belgio”.

Ad ogni modo, il lavoro che resta da fare è ancora molto, soprattutto perché numerose famiglie trascorrono diversi anno in questi centri (progettati per trattenere persone non più di qualche settimana) con poche libertà e nessun comfort: “Diversi bambini hanno riportato problemi psicologici una volta usciti dal centro dopo più di un anno

Il governo olandese, insomma, si trova davanti a due scottanti questioni, il “kinderpardon” e i centri di detenzione, che al momento sembrano lontane dal poter essere risolte. “Soluzioni devono essere trovate più velocemente. Non è possibile che per far passare una legge ci voglia così tanto tempo, specialmente se bambini sono coinvolti”, conclude la Busser. E il problema non è da poco: al momento, infatti, sono circa 400 i Lili e Howick in attesa di una soluzione.


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