L’università di Utrecht ha annunciato sul suo sito Web, che a Leusden (Utrecht), sono stati ritrovati i resti di una pineta risalenti a 13mila anni fa. Secondo i ricercatori dell’Università di Utrecht e di Netherlands Cultural Heritage Service, la scoperta si è rivelata molto importante in quanto gli alberi offrono un quadro dettagliato degli effetti di un improvviso e drastico cambiamento climatico.

La scoperta è stata fatta sulla proprietà di Den Treen-Henschoten, a Leusden. Oltre alla pineta, i ricercatori hanno inoltre trovato resti di betulle nane, che attualmente crescono in Scandinavia. Complessivamente sono stati ritrovati resti di 160 alberi, tutti rigorosamente documentati e campionati.

La maggior parte degli alberi rinvenuti, al tempo della scomparsa della foresta avevano un’età compresa tra i 50 e gli 80 anni. I tronchi sono molto ben conservati, probabilmente sono stati spazzati dal vento durante alcune tempeste, avvolti poi in uno strato di torba e coperti, quindi protetti, dalla sabbia.

Secondo gli studi dei ricercatori la foresta fiorì in un periodo relativamente caldo, alla fine dell’ultima era glaciale; successivamente, circa 13mila anni, fa il clima caldo di Alerod si trasformò bruscamente nella fredda fase geologica Younger Dryas. Si ritiene che questa transizione sia stata causata da un improvviso scoppio di acqua ghiacciata, proveniente della calotta nordamericana che scorre nell’Atlantico. Quest’evento climatico fermò la calda Corrente del Golfo e fece precipitare nuovamente l’Olanda nell’era glaciale.

“Questo ritrovamento è una grande sorpresa”, spiega il geografo fisico Wim Hoek, sul sito dell’Università di Utrecht. “Ora, per la prima volta in Olanda, possiamo studiare gli effetti ambientali derivati da un persistente raffreddamento del clima, avvenuto attraverso un processo così brusco e rapido”.

“L’improvvisa scomparsa della foresta è una perfetta illustrazione dei principali cambiamenti climatici a cui si sono dovuti adattare, per sopravvivere, cacciatori e raccoglitori del tempo”, spiega il Medico Prof. Jos Bazelmans presso Cultural Heritage Service e Vrije, all’Università di Amsterdam.