L’autorità olandese per la protezione dei dati AP sta indagando su possibili casi di profilazione etnica da parte dell’Agenzia delle Entrate. Stando alle segnalazioni di RTL Nieuws e Trouw, l’autorità fiscale avrebbe utilizzato le informazioni sulla seconda nazionalità dei cittadini con doppio passaporto per indagini su frodi per sussidi per l’assistenza all’infanzia.

L’inchiesta è stata avviata dopo le denunce di un asilo nido ad Almere e di un’agenzia per l’infanzia ad Eindhoven. Alla fine del 2016 l’agenzia di Eindhoven ha scoperto che un dipendente dell’Agenzia delle Entrate aveva annotato tutte le informazioni relative alla seconda nazionalità dei genitori su un file Excel.

Non solo. Alcuni anni prima, presso l’asilo nido del Flevoland molti genitori hanno dovuto rinunciare alle indennità per l’assistenza all’infanzia. E secondo i dati raccolti dall’Agenzia, sembrano coinvolti quasi esclusivamente genitori di origine straniera.

Non si trattava di casi isolati né di casualità. Così, nel 2017, AP si è rivolta direttamente all’Amministrazione Finanziaria. L’intento principale era quello di capire se ci fossero effettivamente registrazioni sulla seconda nazionalità e se queste fossero legate solo a questioni di prevenzione.

In un primo momento, l’autorità fiscale ha negato la procedura, confessando l’uso dei dati sensibili solo di recente

Nei Paesi Bassi è generalmente proibito registrare dati relativi all’etnia. In più, dal 2015, il Database delle registrazioni delle persone non può più registrare una seconda nazionalità, limitandosi ad affermare solo se qualcuno è olandese o no.

Nel 2014 oltre 230 famiglie erano in difficoltà economiche quando l’autorità fiscale ha improvvisamente interrotto l’assegno per l’assistenza all’infanzia. Tale sospensione sembrava giustificata da alcuni segnali di frode riscontrati dai servizi. Tuttavia, solo alcuni anni dopo, si è scoperto che questa motivazione trovava riscontro positivo in soli 27 casi.

I genitori hanno depositato quasi 400 denunce, nella speranza di riavere quello che hanno perso. Ma nessuno di loro ha potuto motivare adeguatamente le proprie richieste, in quanto l’autorità fiscale non aveva indicato chiaramente i documenti mancanti.

L’interruzione dell’assegno per l’assistenza all’infanzia ha visto la reazione immediata del difensore civico nazionale dei bambini. “L’Autorità fiscale ha lasciato i genitori in una posizione scomoda, con gravi problemi finanziari e un destino incerto“, ha detto Reinier van Zutphen nel 2017.

Anche Margrite Kalverboer ha aspramente criticato l’accaduto. Secondo lei, le azioni dell’Autorità Fiscale hanno violato la Convenzione dei diritti del bambino.

Di fronte alle accuse, l’Autorità fiscale sta cercando di rimediare, scusandosi per il proprio comportamento. L’impegno è quello di controllare i database dei record personali per provvedere alla pulizia dei dati illeciti.