Quando re Willem-Alexander dei Paesi Bassi si è scusato formalmente l’anno scorso per la violenza olandese esercitata sugli indonesiani durante la lotta per l’indipendenza, è sembrato non solo un riconoscimento tardivo. È emerso anche un altro punto: le ex potenze coloniali hanno trasmesso un’immagine di sé costruita intorno alla promozione dei diritti umani che si affianca invece a una lunga storia di sfruttamento oltremare.

Finora, il dibattito accademico si è concentrato su due punti: da un lato la politica estera olandese e la promozione esterna dei diritti umani. Dall’altro, l’integrazione delle minoranze e lo status costituzionale delle ex entità coloniali all’interno del Regno dei Paesi Bassi.

Ma oggi, sempre più spesso, emerge il ruolo degli attori non occidentali nello sviluppo degli standard dei diritti umani, e la possibilità che questi si possano affermare in strutture post-coloniali ineguali.

Nella questione su diritti umani e colonialismo i Paesi Bassi ricoprono una posizione unica, ancora da ripensare e contestualizzare. Il workshop, organizzato da ACELG & T.M.C. Asser Institute & NNHRR, si svolgerà il 14 ottobre per tutta la giornata.