CoverPic| Author: Joe Valbuena | Source: USDA | License: public domain

I Paesi Bassi hanno da poco celebrato il 75° anniversario della liberazione dal nazismo. Negli ultimi 20 anni, sono state molte le campagne di marketing lanciate da organizzazioni animaliste che hanno messo a confronto la situazione dell’olocausto con quella degli animali da allevamento. Direct Action Everywhere (DxE) e Anonymous for the Voiceless NL, le filiali olandesi dei gruppi di attivisti che lottano per i diritti degli animali a livello mondiale, hanno pubblicato sui social media immagini forti che hanno paragonato le deportazioni subite dagli ebrei con gli allevamenti intensivi.

Il legame tra i diritti degli animali e l’Olocausto, come scrive Gabrielle Fradin su Amsterdam Alternative, è stato creato per la prima volta dai sopravvissuti dell’Olocausto. L’orribile esperienza ha fatto maturare in molti un forte senso di empatia per tutti gli esseri viventi. Le immagini della prigionia e del massacro di animali da allevamento hanno scatenato terribili ricordi nei sopravvissuti delle loro condizioni di vita nei campi nazisti. Uno di questi è Alex Hershaft, sopravvissuto ai campi di concentramento e fondatore di Farm Animal Rights Movement.

Ma quali sono gli argomenti di coloro che paragonano la condizione dell’Olocausto a quella degli animali da allevamento?

La maggior parte dei resoconti che tracciano un parallelo tra i campi nazisti e le vite degli animali da allevamento industriali adottano una prospettiva molto formale sulla questione. Effettuano confronti tecnici punto per punto sul funzionamento di entrambi i sistemi. Si limita l’analisi alla somiglianza dei processi di funzionamento dei due massacri.

Tuttavia, per analizzare a fondo entrambi i fenomeni è utile rifarsi alla mentalità di fondo che ha portato all’azione dello sterminio.

Ridurre l’Olocausto al funzionamento dei campi di sterminio è troppo riduttivo. I campi di sterminio non sono altro che il risultato di una mentalità del tempo, cioè quella di un razzismo biologico, frutto della propaganda di stato, e retaggio di secoli di massacri e pogrom contro la popolazione ebraica. Allo stesso modo, lo specismo è l’ideologia che sta dietro alla visione degli animali della nostra epoca.

Quindi, è importante distinguere tra antisemitismo e specismo.

Lo specismo è l’ideologia che gli attivisti per i diritti degli animali stanno cercando di combattere. Si distingue dall’antiseminismo in quanto non implica di per sé l’odio. Si tratta, però, del trattamento di altri esseri viventi come biologicamente inferiori a causa della loro appartenenza a una specie considerata inferiore.

Una società specista non è guidata dall’odio ideologico contro gli animali; il dominio e la violazione sono di un ordine diverso. Al contrario, la maggior parte delle persone non trova alcuna contraddizione nel mangiare pancetta al mattino e andare allo zoo nel pomeriggio. Questo è esattamente il motivo per cui una parte principale del lavoro svolto dai gruppi per i diritti degli animali comporta la riconnessone tra valori ed azioni per riequilibrare la dissonanza cognitiva dell’approccio agli animali.

L’uso dell’Olocausto come paragone corre il rischio di banalizzare un crimine senza precedenti contro l’umanità.

Bisogna, però, fare attenzione. Alcune delle campagne di marketing lanciate dalle organizzazioni animaliste sembrano mirare più a un effetto di indignazione pubblica e sensazionalismo mediatico più che costruire un argomento solido a sfavore del consumo di carne. La critica che potrebbe essere volta ai sostenitori del paragone Olocausto/allevamenti è quella di sfruttare la sofferenza e l’oppressione di un gruppo a sfavore di un altro.