cover pic: marietta amarcord from italy / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)

 

In Kosovo nessuna legge vieta ai criminali di guerra di ricoprire cariche pubbliche. Una volta scontata la pena, possono ritornare in patria e ottenere incarichi governativi. Avvengono cerimonie in loro onore e la gente li acclama come eroi nazionali.

Racconta Balkan Insight che all’inizio dello scorso anno il primo ministro ha descritto come il ritorno di un eroe il rilascio di un condannato. Poco dopo, lo stesso condannato è diventato suo consigliere. Qualche mese dopo l’Agenzia anti corruzione del Paese ha rivelato che anche il Presidente del Kosovo aveva eletto a consigliere un condannato.

Non sembra costituire un problema. In Kosovo i condannati di guerra, scontata la pena, godono degli stessi diritti degli altri cittadini. Il professore di diritto e giudice costituzionale Enver Hasani, intervistato da Balkan Insight, fornisce una spiegazione tecnica. “La costituzione del Kosovo stabilisce che solo una decisione di un tribunale può negare i diritti a un essere umano”.

Ma i criminali di guerra in Kosovo non solo ricoprono cariche pubbliche. Sono anche considerati eroi. Il caso di Sylejman Selimi, rilasciato su cauzione nel 2019, è emblematico. Doveva scontare sette anni di prigione, per accuse di abuso e violenza fisica, tortura e trattamento disumano dei prigionieri.

Ma al suo ritorno in Kosovo le alte cariche dello Stato hanno espresso soddisfazione per il suo rilascio. “Il Kosovo è migliore e più sicuro, con l’eroe Sylejman Selimi in libertà” ha detto il presidente Thaci. Ci sono state cerimonie e riconoscimenti “per il suo contributo alla guerra e all’ottenimento della pace”.

 

Un altro caso  riguarda Rrustem Mustafa, attuale consigliere del presidente Thaci. Condannato nel 2013 per azioni contro civili, nel frattempo era diventato parlamentare. Alla sua liberazione, nel 2016, ha ricevuto medaglie d’onore.

Altri criminali di guerra, anche condannati dal tribunale speciale per l’ex Jugoslavia, fanno parte del Parlamento. Brahimaj, condannato e poi liberato, è stato eletto nel 2014 nel partito di Haradinaj, suo nipote. Lo stesso Haradinaj si è dimesso l’anno scorso, perchè coinvolto in un processo alla Corte penale internazionale.

La gloria continua anche dopo la morte. Ufficiali e autorità partecipano spesso alle commemorazioni per ex combattenti, come quelle per Ejup Runjeva e Haradin Bala.

“La popolazione non li riconosce come criminali. In passato ci sono state manifestazioni contro le sentenze dei tribunali che li condannavano” racconta a Balkan Insight Marigona Shabiu di Youth Initiative for Human Rights in Kosovo. Questa associazione è l’unica a opporsi a una glorificazione dei criminali. “Non meritano spazio nel governo”, si legge nel loro principale comunicato.