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All’Aia apre il museo della storia degli algoritmi


Risolvere un problema attraverso un numero finito di passi elementari, chiari e non ambigui è ciò che gli algoritmi promettono, oltre che rendere il mondo più giusto, migliore e più produttivo. Se sono pura matematica, come possono lasciare spazio a pregiudizi? Dal 2010 il SETUP|MediaLab di Utrecht si prefigge di porre fine ai persistenti stereotipi che circondano il modo degli algoritmi.

Da oggi fino al 6 ottobre nell‘Algorithmic Historical Museum si ripercorre la loro storia secolare: dalla nascita del loro nome – dovuta alla trascrizione latina del matematico persiano Al-Khwarizm – alla riscoperta della storia nazionale olandese tramite la risoluzione di “problemi” ancora aperti, l’esposizione vuole divulgare temi complessi in un modo che sia comprensibile per tutti. Del resto, come affermano gli organizzatori, “avremmo mai potuto porre fine all’ingiustizia, alla disuguaglianza o alla morale oppressiva del passato se avessimo avuto a che fare solo con un ciclo di assunzioni autoconfermantesi?”

Nello spazio allestito presso l’Atrium/City Hall di Den Haag, il visitatore potrà non solo valutare l’impatto tecnologico sul mondo in cui vive, ma sarà libero di trovare il proprio partner (cattolico) perfetto degli anni Cinquanta in Pilarisation Tinder. Oppure creare la propria ‘soul print’ in una versione data driven di una prova di lavoro degli anni venti.

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