The Netherlands, an outsider's view.

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Alla scoperta dell’identità culturale di Bruxelles e il suo multilinguismo cosmopolita

Il panorama linguistico di Bruxelles assomiglia allo stoemp (piatto tipico brussellese che consiste in un puré di patate mischiato con i più svariati ingredienti che vanno dalla carne alle verdure). Come lo stoemp, la capitale belga è un pot-pourri di lingue, per l’esattezza 116 nazionalità e 104 lingue.

Gli studenti dell’ultimo anno di giornalismo presso l’ULB (in collaborazione con Le Soir, BX1 e Radio-Campus) stanno esplorando le lingue della capitale tramite un sondaggio. Oggetto della ricerca è: come fa una città a formare un’identità comune quando vengono parlate così tante lingue? 

Per avere delle risposte affidabili gli studenti hanno incontrato i nuovi abitanti di Bruxelles. Si chiamano Joske, Inez, Mike, Patricia, Dirk, Hugo, Théo, Walid, Nicole, Jenn, Carola, Francesco, Issam, Morgane. Tutti provengono da percorsi, radici e realtà così diversi da avere spesso modi di esprimersi opposti tra di loro.

Questa diversità sembra raccontarci lo stereotipo di Bruxelles come città stupidamente cosmopolita (la seconda al mondo dopo Dubai). La realtà, però, è molto più ricca, per non dire complessa. Molti infatti sono stati i sociologi, linguisti e filosofi che hanno preso a cuore il del multilinguismo di Bruxelles. In assenza di strumenti statistici (i censimenti linguistici sono vietati dal 1962), tutti esaminano questo curioso DNA di identità comune che sembra essersi formato come per errore.

Il mito dell lingua francese

Il contesto di Bruxelles è così singolare da aver portato alla nascita di nuovo progetto ministeriale dedicato al multilinguismo. Questi sforzi del comune sono la prova che il mito di Bruxelles come capitale della lingua francese è da sfatare. Come anche quello del bilinguismo franco-fiammingo.

Se lo si guarda con realismo si può constatare un clamoroso fallimento che investe sia il mondo dell’istruzione, che il mercato del lavoro e quello dell’amministrazione. Ad interferire è l’inglese. Da parte sua, il residente di Bruxelles di lingua olandese, molto lontano da Anversa, è diventato il motore di una kultuur che è un tutt’uno con il multilinguismo.

Al giorno d’oggi uno su due giovani a Bruxelles è nato da una famiglia multilingue, capisce il francese (per la maggior parte), più un’altra lingua tra le 103 della capitale. Perché questo piccolo mondo parli e comprenda se stesso, oltre che per miracolo, serve uno slancio da parte delle istituzioni, soprattutto la scuola.

Le soir Plus ha offre un viaggio alla scoperta dello “stoemp” linguistico di Bruxelles chiamato Brussels Babeleer. Un portale arricchito da numerosi podcast, video e informazioni grafiche.