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Alice, 25 anni, non in Wonderland. Piemonte – Utrecht

Avere un forte contatto con la Natura e finire in un Paese costruito a tavolino: la storia di Alice



di Marco Alf

“Sono originaria di una provincia italiana del Lago Maggiore, da cui me ne sono andata appena ho potuto, finite le scuole superiori. Mi sono presa un anno sabbatico in Messico, dove ho partecipato come volontaria ad un progetto in una Casa della Cultura (una sorta di dopo scuola) in un paesino nel mezzo del nulla, tra cactus e montagne nello stato di Oaxaca. Nell’altra metà dell’anno ho scoperto questo Paese meraviglioso.

Poi c’è stata la triennale a Firenze in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale… Alla fine sono finita ad Utrecht per un Master in Sviluppo Sostenibile.”

“Perché proprio Utrecht?”

“Cercavo un Master all’estero che potesse combinare il mio percorso di studi con la passione per l’ambientalismo, pensavo che l’Olanda fosse tra i Paesi in prima fila per la sostenibilità ambientale… Solo successivamente mi sono resa conto che si trattava di una facciata…Ne ho trovato uno che sembrava molto figo, con un’internship di ricerca all’estero, in Costa Rica, e mi ci sono fiondata.

Inoltre venendo dal Lago Maggiore avevo avuto contatti con molti olandesi in vacanza e non provavo molta simpatia per questa popolazione… Ho scelto di venire qui anche per far fronte a questo mio pregiudizio… Per ora senza buoni risultati”

“Hai un aneddoto da raccontare riguardo alla tua esperienza di studentessa di Master nei Paesi Bassi?”

“Il primo giorno, durante la lezione introduttiva, c’erano centinaia di persone in aula magna ed un pezzo grosso della facoltà che esordisce orgogliosissimo con una frase del tipo: a noi piace dire che Dio ha creato il mondo, gli Olandesi hanno creato l’Olanda… Che già accennare al creazionismo all’interno dell’Università in un contesto nazionalista mi ha fatto accapponare la pelle… Per poi proseguire con: nei Paesi Bassi non c’è un metro quadrato in tutto il territorio nazionale che non sia pianificato dagli olandesi… A quel punto il sangue mi si è gelato: vuol dire che in tutto il Paese non esiste natura spontanea o selvatica ma è studiata a tavolino e finta!

Ho trascorso un’infanzia bucolica raccogliendo funghi e castagne in montagna e nell’orto di mio padre… Ho un rapporto molto stretto con la terra e la natura… E sono finita in un Paese che di naturale non ha nulla… I casi della vita!”

“Di cosa senti la mancanza ora che sei qui e cosa sei felice di aver lasciato?”

“Mi mancano le montagne: la prima volta che sono tornata a casa per Natale dopo un semestre, arrivata a Malpensa ho visto il Monte Rosa, bellissimo, illuminato con la luce del tramonto e mi sono commossa. Per il resto sono contenta di aver lasciato la provincia”.

“Tre cose che gli olandesi dovrebbero imparare dagli italiani?”

“Avere un rapporto più diretto con quello che mangiamo e beviamo e fare attenzione alla provenienza e lavorazione dei prodotti… Fare la raccolta differenziata e la spontaneità “

“Cosa dovremmo invece imparare noi da loro?”

“Essere più (pro)positivi, uscire all’aperto a goderci le belle giornate e smettere di comprare l’acqua in bottiglia”

“Raccontami del tatuaggio che hai sul collo…”

“Risale al mio anno in Messico… L’ho disegnato io, con un po’ di aiuto, e ne vado molto orgogliosa. Ha molti significati: la spirale è un simbolo ricorrente nei murales delle antiche civiltà messicane precolombiane e può indicare il vento, la vita, lo spirito… C’è anche un gioco di dualità, che mi rappresenta molto.”

 

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