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Ali B, tutti pazzi per il Chris Rock “buonista” (e marocchino) d’Olanda

Rapper e performer: amato da tutti e rispettato anche da Wilders. Chi è l'ambasciatore dell'Olanda multietnica



Picture: Youtube

 

Ali B non è una figura come le altre nel panorama televisivo olandese ma rappresente, forse, il personaggio con background etnico più conosciuto e popolare. Ali Bouali, nato ad Almere nel 1981 fa parte di quella seconda generazione di marocchini nati e cresciuti nei Paesi Bassi; quelli, per capirci, presi di mira dal “minder, minder, minder” di Wilders.

Notato da producer televisivi a metà degli anni ’00, a caccia di volti dell'”Olanda multietnica” da proporre al giovane pubblico di seconde e terze generazioni, alla ricerca di role models, Ali B non è diventato celebre per le sue doti canore ma per la spigliatezza nelle apparizioni televisive.

Come è descritto in un profilo che gli ha dedicato, nientemeno che l’Economist, “Ali B si è dimostrato non solo ironico ma anche di grande sensibilità. Negli anni è diventato testimonial per programmi educational rivolti agli adolescenti e si è esibito, addirittura,  in occasione della cerimonia ufficiale per l’incoronazione del sovrano Willem Alexander, cantando in rima.

Una storia di integrazione perfettamente riuscita, la sua, che non a caso le istituzioni hanno sempre promosso nel dibattito pubblico.

Anche il termine knuffel marokkanen marocchino che abbraccia, un pò scherzoso, un pò offensivo, lui lo prende con il sorriso.

Il suo punto di forza, come detto, è stata proprio la tv. Ali B op volle toeren è un gioiello della tv olandese: trasmesso dal 2011 e giunto ora alla quinta stagione, vede il rapper di Almere protagonsita assoluto, in coppia con artisti della tradizione popolare olandese degli anni ’60 e ’70 che reinterpretano in versione “urban” dei classici.

Una popolarità tale, quella raggiunta da Bouali, da averne fatto una vera e propria icona; la sola ed unica di origine nord-africana che Geert Wilders non ha osato attaccare . Complice, probabilmente, anche il fatto che Ali B è rimasto fino ad oggi abbastanza lontano dalla polemica politica, evitando di pronunciarsi sulle questioni nazionali e soprattutto sullo scontro a proposito dell’islam. Uno strappo alla regola, però, è arrivato nel 2014 all’indomandi del celebre “minder, minder, minder” all’indirizzo della comunità marocchina, costato al politico PVV una condanna per incitamento all’odio. Durante uno show, messo in scena poco dopo l’uscita di Wilders, Ali B ha “sfottuto” dal palco il leader islamofobo:

Nel suo spettacolo “Je suis Ali B”, il rapper-performer ha aggiunto un altro tassello alla sua formidabile carriere: in un’ora di show-monologo, ha passato in rassegna gli stereotipi interculturali con arguzia e classe, toccando i temi più complessi senza farsi -però- trascinare nel durissimo scontro politico tra l’Olanda bianca e quella multietnica.

Come ricorda l’Economist è riuscito nell’impresa di schivare Wilders e persino il dibattito su Zwarte Piet, liquidando la diatriba con una battuta: “Un marocchino sarebbe, al massimo, preoccupato perchè qualcuno [Zwarte Piet] gli entra dentro casa senza bussare”. Ali B, insomma, gioca con i temi pesanti ma cerca il politically correct; mossa astuta per mantenere il primato di “più amato” dagli olandesi, qualunque ‘background etnico’ abbiano. Prendendosi -comunque- in giro anche per questo:  nello show “Je suis Ali B” recita la parte di un fan irritato che lo ferma e gli chiede: “Se Wilders dice qualcosa non reagisci; se c’è un dibattito su Zwarte Piet sei introvabile. Insomma non fai altro che nasconderti! “

 



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