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TERRORISM

Al via in Olanda il primo processo a “foreign fighters”, per crimini in Siria



Un presunto militante dell’ISIS nato in Olanda è a processo nei Paesi Bassi da lunedì per crimini di guerra commessi in Iraq e in Siria. L’uomo è stato riconosciuto dopo aver posato accanto ad un corpo crocifisso e ha inoltre condiviso immagini di vittime morte, scrive Reuters.

È il primo processo nei Paesi Bassi per crimini di guerra commessi da un presunto militante dello Stato Islamico.

Non esiste un tribunale internazionale per le atrocità commesse durante la guerra civile in Siria, iniziata nel 2011, ma diversi paesi europei hanno messo sotto processo i cittadini che hanno aderito a gruppi militanti in Medio Oriente.

Secondo l’Europol, circa 5.000 europei sono andati a combattere in Siria e in Iraq, 1.500 dei quali sono tornati di recente. Circa 300 uomini e donne olandesi sono partiti per il fronte.

Oussama Achraf Akhlafa, 24 anni, si è unito all’ISIS tra il 2014 e il 2016.

Il meccanismo è la cosidetta giurisdizione universale, che consente di perseguire i crimini di guerra indipendentemente dal luogo in cui sono stati commessi.

Akhlafa è accusato di violazione della dignità degli esseri umani, sanciti dalla Convenzione di Ginevra del 1949 e partecipazione ad un’organizzazione terroristica. I pubblici ministeri hanno chiesto una pena detentiva di sette anni e otto mesi.

I pubblici ministeri hanno detto che Akhlafa si è seduto accanto al corpo crocifisso di un uomo su una croce di legno e ha diffuso immagini di un militante dell’IS che regge la testa di un combattente curdo morto, e di una donna morta con il piede di qualcuno in piedi sul suo corpo.

Un elenco di combattenti sul libro paga dello Stato islamico recuperato a Mosul elenca Akhlafa come uno dei 18 cittadini olandesi, ha detto la procuratrice Nicole Vogelenzang.

Secondo la lista rinvenuta, l’identità dell’uomo è accertata con accuratezza. “Era lì e sapeva che lo Stato Islamico era un gruppo terroristico”, ha detto. “Si è persino arruolato volontario per compiere attentati suicidi”.

Akhlafa ha detto di essersi unito all’ISIS perchè rimasto homeless in Olanda, dice ancora Reuters, e di provare vergogna per aver postato quelle foto.

Il presunto militante, tuttavia, è considerato un cecchino dalla pubblica accusa: stando a conversazioni online intercettate, si sarebbe vantato di alcune esecuzioni anche se la difesa ha parlato di “esagerazioni” per impressionare le donne.

Un secondo imputato, il 24enne di origini olandesi Reda Nidalha, è stato processato lunedì, accusato di appartenenza a un’organizzazione terroristica e reclutamento di jihadisti radicali tramite Facebook.

Nidalha, che si è seduto in una maglietta nera con la testa rasata e la folta barba, è stato interrogato per ore all’apertura delle udienze di lunedì.

“Nel 2014 sono andato in Siria per aiutare donne e bambini”, ha detto alla giuria. “Non mi sono unito per combattere. Ho fornito assistenza medica di base. “

Nidalha ha negato le accuse di aver cercato di reclutare quattro persone per lo Stato islamico.



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