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“Less is more” è un credo che non si applica alla settima edizione del Minimal Music Festival. Almeno secondo il sito di notizie Trouw. Il Muziekgebouw aan ‘t IJ di Amsterdam si è trasformato in un’esuberante “partitura spazio-temporale” piena di arte leggera, performance e gustosi spuntini. Tutte trovate che nonostante abbiano come scopo quello di fare da cornice alla musica minimalista, a volte la oscurano.

Condotti da una guida che illumina la via con una torcia, i visitatori attraversano il Muziekgebouw al buio. Durante il festival, partiranno 26 percorsi, ognuno con un orario e un programma diverso. In alcuni casi, la musica minimalista viene interpretata in un senso molto ampio. Un range di possibilità che spazia da suoni di Sufi orientali alla musica elettronica da club.

La serata di apertura si è concentrata sul compositore americano James Tenney e i suoi studenti John Luther Adams, Peter Garland e Peter Adriaansz. Essi rappresentano una forma specifica di musica minimalista. Una musica piena di droni (note sostenute molto lunghe) e microtoni (differenze minime nel suono). Caratteristiche che hanno un effetto ipnotico sull’ascoltatore. Non è difficile inebriarsi con Having never written a note di Tenney attraverso le sue percussioni: suoni che crescono gradualmente fino a un gong finale. Né tantomeno con le armonie dalle micro-sfumature in Apple Blossom di Garland.

La musica minimalista al suo apice

Il punto culmine della prima serata è stato In a large open space di Tenney. Durante lo spettacolo, i musicisti di Asko Schönberg e alcuni studenti del conservatorio erano sparsi nel grande foyer di vetro. Questa disposizione ha fatto sì che i visitatori fossero liberi di muoversi e sperimentare sinfonie sempre diverse.

A tutti è stata poi data una sedia per far spazio a un gruppo di artisti performativi. Questi hanno cominciato a rotolarsi sul pavimento in una performance ben poco minimalista.

Dopo una passeggiata dietro le quinte piena di luci lampeggianti si è svelato il climax sonoro. Nel Grote Zaal, diretto da Gregory Charette, Asko|Schönberg ha eseguito due armonie ispirate a Tenney: The Light Within di Adams e Structure XI di Adriaansz. In questo contesto si è dato il vero minimalismo. La sinfonia è stata eseguita da musicisti concentrati, tutto era in silenzio e l’unica cosa che si è sentito è stato un suono puro e indisturbato.