CoverPic: @Wikimedia Commons

Il Kunstmuseum all’Aia non era aperto da molto quando scoppiò la guerra, ma rischiava comunque di essere distrutto con la realizzazione del Vallo Atlantico, il sistema di fortificazioni costiere costruito dal Terzo Reich tra il 1940 e il 1944. Gli anni della guerra hanno avuto un impatto enorme. Oggi il Kunstmuseum Den Haag ha chiesto al ricercatore storico, Geert-Jan Mellink, di condurre una ricerca approfondita sulla storia del museo stesso durante l’occupazione. Con una piccola mostra e una pubblicazione, il museo celebra 76 anni di libertà; ripensa a come sia sopravvissuto all’occupazione tedesca e come l’arte all’Aia si sia ripresa negli anni successivi.

Gli anni della guerra

Se si guarda ora al bellissimo edificio art deco di H.P. Berlage, difficilmente lo si può immaginare; le belle sale, inondate dalla luce del giorno, sembravano desolate quando servivano da deposito per i beni confiscati durante la guerra. Inoltre, l’edificio fu gravemente danneggiato nel 1944 da un razzo V2, che esplose dall’altra parte della strada. Fortunatamente, la collezione era ospitata in luoghi sicuri, sebbene siano state organizzate 31 mostre anche in tempo di guerra. Non solo perché un museo vuoto poteva essere confiscato, ma anche come faro di speranza e conforto per i cittadini dell’Aia.

Le condizioni in tempo di guerra erano dure e impegnative. Il museo si trovava vicino all’Hauptkampflinie, l’area dell’Aia che fu completamente sgomberata, per realizzare un campo di tiro libero e un fossato anticarro lungo chilometri, come parte del Vallo Atlantico. Il personale del museo incontrò anche l’opposizione delle forze di occupazione, del dipartimento nazionalsocialista per l’informazione pubblica e le arti, e di un consiglio comunale filo-tedesco. Il direttore Gerardus Knuttel Wzn fu arrestato dal Sicherheitsdienst e passò diversi anni nel campo di concentramento di Sint Michielsgestel. Quali scelte ha fatto la direzione? Che rapporto c’era tra il personale del museo e l’occupazione tedesca? Quali misure sono state prese per salvare le opere d’arte? Come ha fatto il museo a salvaguardare la proprietà privata ebraica? La ricerca si è concentrata su queste domande, per ricostruire una storia troppo presto dimenticata.

Il restauro dopo la liberazione

Poco dopo la liberazione, sono iniziati i lavori di restauro dell’edificio, che durarno circa cinque anni. Usando pezzi da collezione del Kunstmuseum e del RKD – Netherlands Institute for Art History, Lynne van Rhijn (curatrice di arte moderna del RKD) ha esaminato l’impatto della liberazione sull’arte sperimentale all’Aia, nei primi anni dopo la seconda guerra mondiale. I risultati mostrano un’energia ritrovata e voglia di sperimentare.

La mostra

La mostra illustra gli anni della guerra, usando materiale fotografico, documenti storici e opere d’arte iconiche, tra cui un dipinto di Carel Willink, che il museo ha acquistato nel 1939. Sono esposti anche oggetti di moda, come una gonna della liberazione e un vestito di seta da paracadutista. Il sentimento di libertà è rappresentato per mezzo di opere d’arte del dopoguerra, legate alla ricerca di Lynne van Rhijn. Una selezione di opere di Piet Ouborg, Jaap Nanninga e altri, dà un’idea dell’astrazione spontanea che emerse all’Aia tra il 1945 e il 1950.