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Airbnb contro l’inchiesta della stampa europea: dati inesatti e metodologia inadeguata

La piattaforma ha preso le distanze dai risultati dello studio pubblicato da numerosi giornali europei e vuole scacciare le polemiche che circondano il suo operato.

Airbnb ha smentito ufficialmente i risultati dello studio pubblicato da Trouw e da altri giornali europei (De Tijd, Süddeutsche Zeitung e Le Monde, ndr.) che mostrerebbero come più del 40% degli utenti attivi sulla versione olandese della piattaforma abbia sforato il limite massimo di 60 giorni all’anno d’affitto. Secondo i dati finali, inoltre, è stato mostrato come più del 20% degli annunci d’affitto su Airbnb siano riconducibili non a privati ma ad agenzie.

Attraverso il proprio canale ufficiale, Airbnb ha preso le distanze rispetto ai dati ed alle conclusioni dello studio in questione. Come dichiarato anche dal portavoce dell’agenzia, Symon den Haak, Airbnb avrebbe contestato i risultati dello studio poiché ottenuti con una metodologia inadeguata ed imprecisa.

Secondo Airbnb, infatti, i dati estrapolati da chi ha condotto lo studio non tengono conto delle “multiple listings”  riconducibili, spesso, ad un singolo utente o del reale tempo d’affitto di un immobile anche in relazione ad annunci prolungati nel tempo. Il limite dei 60 giorni inoltre, come ancora puntualizzato da Airbnb, è valido solo nel comune di Amsterdam e non in tutta l’Olanda. “La maggioranza degli utenti di Airbnb sono persone normali che condividono le proprie case per guadagnare qualcosa in più a fine mese. Il nostro modello è unico, dà maggiori strumenti alle persone ed è comunque tassato a livello locale. Airbnb, differentemente da altre compagnie, genera e distribuisce ricchezza all’interno di una comunità”.