L’assessore alla casa del comune di Amsterdam, Laurens Ivens è attivamente impegnato nella ricerca di un accordo con altri portali di prenotazione per turisti come Airbnb. Lo ha detto lo stesso esponente dell’SP al programma Park Politiek in onda ieri, sabato 3 dicembre, su AT5.

Di recente, l’amministrazione della capitale è stata impegnata nel tentativo di limitare il “far-west” causato dal diffuso utilizzo di portali come Airbnb. Oltre a disagi ai residenti, l’ “Airbnbfication” di Amsterdam ha messo a dura prova il già congestionato mercato immobiliare, limitando ulteriormente l’offerta di alloggi in affitto.

Con l’accordo stipulato con la società americana, il comune ha ottenuto che Airbnb mettesse un limite alla possibilità di subaffittare un alloggio che rispetti il limite di 60 giorni stabilito dal comune.

La città di Amsterdam brinda al successo ma le critiche hanno spento l’entusiasmo: nonostante Airbnb sia il sito più popolare, non è tuttavia il solo. E se l’accordo vale per il portale americano, non vale però per gli altri; il rischio, insomma, è di un esodo di utenti verso altri indirizzi web. Lo stesso Ivens ha ammesso che la questione può rappresentare un problema e che -allo stesso tempo- i siti concorrenti hanno risposto con freddezza alla richiesta del comune di aprire un tavolo di trattative.

Il limite di 60 giorni l’anno è quindi valido per tutti ma l’inserimento di un blocco, che faccia rispettare la prescrizione alla scandenza dei due mesi, non è tuttavia obbligatorio.