Afghanistan, sottosegretario belga (e sei Stati europei) contro stop ai rimpatri

 

Come riportato dall’agenzia di stampa tedesca DPA, i rappresentanti dell’Unione Europea in Afghanistan hanno inviato un rapporto agli Stati membri in cui raccomandano un arresto temporaneo dei ritorni nel Paese per motivi di sicurezza. Il segretario di Stato belga per l’asilo e la migrazione Sammy Mahdi, poche ore prima, ha difeso su Twitter il suo punto di vista e l’invio di una recente lettera alla Commissione europea, in cui chiede di lasciare aperta la possibilità dei rimpatri forzati nel territorio del conflitto.

La lettera è datata 5 agosto ed è firmata da Sammy Mahdi, insieme ai ministri olandesi, greci, tedeschi, danesi e austriaci competenti (ministri degli interni o dell’immigrazione). In essa, i sei Paesi chiedono più iniziative di sostegno nella regione ed esprimono la loro “preoccupazione” per il possibile sviluppo della “migrazione irregolare” dall’Afghanistan all’Europa. In altre parole, per loro sarebbe auspicabile una maggiore cooperazione con l’Afghanistan ed i suoi paesi confinanti, al fine di garantire condizioni di vita sicure per i migranti, invece di far loro tentare il viaggio verso l’Europa.

I sei ministri e segretari di Stato invitano la Commissione anche ad impegnarsi con le autorità afgane per garantire la possibilità di rimpatrio, in concertazione con le autorità locali. Ad inzio luglio, il Ministero afgano incaricato dei rifugiati ha inviato una “nota verbale” all’UE, dichiarando un blocco di tre mesi per i rimpatri forzati nel Paese; una decisione non gradita da questi sei Stati. “È importante poter rimandare indietro i migranti senza i requisiti per richiedere la protezione nel Paese in cui fanno domanda”, insistono i ministri.

“Non è perché alcune parti di un Paese sono pericolose, che automaticamente ogni cittadino di quel Paese ha diritto alla protezione”, ha scritto Sammy Mahdi su Twitter. “Il Belgio continuerà sempre ad offrire protezione a coloro che fuggono dalla guerra e dalle persecuzioni”, ha detto. Nella stessa nota però, ha anche ricordato come a volte agli afgani viene rifiutato l’ingresso e ordinato di lasciare il territorio belga. “Un’autorità che si rispetti deve essere in grado di eseguire le sue decisioni”, ha aggiunto.

Interrogata sulla questione, la Commissione europea ha confermato di aver ricevuto la lettera dai sei ministri e dal segretario di Stato. Uno dei suoi portavoce, Adalbert Jahnz, ha però ricordato come le decisioni di rimpatrio sono di competenza di “ogni Stato membro”. “Naturalmente, siamo in stretto contatto con gli Stati membri riguardo a questa tematica, e abbiamo preso nota dei diversi approcci alla sospensione dei rimpatri”, ha osservato. In conclusione ha rimarcato l’autonomia decisionale di ogni singolo Stato dell’Unione Europea in tema di rimpatrio.

In Belgio, dopo il rifiuto di concedere l’asilo ad una persona (decisione del Commissariato generale per i rifugiati e gli apolidi, CGRA), l’Ufficio degli stranieri esamina caso per caso se un ritorno è possibile, tenendo conto della situazione nel paese d’origine, ha sostenuto Mahdi.

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