di Alessandro Pirovano

 

Impunità assoluta per il colosso petrolifero anglo-olandese Shell, almeno nella Gran Bretagna dell’era Brexit. Pochi giorni fa a Londra, il giudice ha respinto il ricorso di alcune comunità del delta del Niger contro il ramo nigeriano della compagnia europea, sotto accusa per i danni ambientali e alla salute provocati dalla attività estrattiva che prosegue da anni nell’area: se ci sono o ci sono stati crimini ambientali, lo deve stabilire un tribunale nigeriano, non certo uno inglese, ha deciso la corte.

Se, a prima vista, sembra rispettare la sovranità del paese africano, in realtà, come ha denunciato l’avvocato delle associazioni ambientaliste che hanno promosso la causa, questa sentenza certifica l’impunità della Shell visto che, in un paese dove la corruzione regna sovrana, nessun tribunale nigeriano oserebbe mai mettere i bastoni fra le ruote alla multinazionale.

A Londra le speranze di ottenere giustizia per ora sono state frustrate ma lo stesso non è avvenuto nei Paesi Bassi, dove quasi un anno fa, la corte di Den Haag aveva dichiarato ammissibile il ricorso di quattro contadini nigeriani contro la Shell. Sempre in Olanda, pochi mesi fa, le attività in Cameroon, sono finite sotto la lente delle autorità che hanno condannato l’azienda FIBOIS al pagamento di un’ammenda, per non aver rispettato i regolamenti europei in materia di taglio e raccolta del legname.

Anche in questo caso, però, l’azienda potrebbe riuscire a veder garantita la propria impunità. Secondo l’agenzia JeuneAfrique, infatti, dopo qualche tentennamento, la compagnia ha deciso di non accettare il verdetto e i suoi legali già si stanno preparando al ricorso che dovrebbe essere dibattuto a marzo a Amsterdam.