La maggioranza dei delegati del partito di governo VVD vuole un cambiamento nella politica sulla marijuana, chiedendo la legalizzazione. Al congresso dello scorso fine settimana, la maggioranza dei membri ha votato per porre fine alla ‘strana situazione’ in cui versano i coffeeshop, con l’ “ingresso” legale e il backdoor illegale.

Dopo un passato liberale in materia, il VVD era diventato in questi ultimi anni l’alfiere delle politiche proibizioniste olandesi, spingendo sull’acceleratore una serie di misure restrittive che hanno fatto dubitare se il celebre approccio tollerante del Paese sulla cannabis, fosse giunto alle soglie di un’inversione di tendenza.

Il malcontento per l’introduzione del “wietpas”, che a detta dei sindaci delle province Limburgo e Brabante non avrebbe funzionato, ha spinto un numero di amministratori locali di spicco, costretti a fronteggiare la difficile situazione della guerra tra gang che si contendono il business della coltivazione illegale di marijuana, a chiedere a gran voce un nuovo corso.

Il congresso, alla fine, ha dato il via libera: l’impegno per una ‘regolazione intelligente’ nella coltivazione e nella vendita farà parte del programma del partito per le elezioni generali 2017 e segna una svolta radicale nell’approccio del VVD.

Nell’ultimo periodo, diversi consigli comunali avevano sottoscritto un manifesto chiedendo di consentire alle loro amministrazioni di poter sperimentare la coltivazione regolamentata; 25 comuni si erano spinti oltre, presentando richiesta formale al ministero della giustizia di sperimentare con la coltivazione.

Solo nell’ultimo anno, dice il quotidiano NRC, la polizia ha smantellato 5.856 piantagioni di marijuana. Tuttavia, a detta della politie, si tratterebbe solo di un quinto del totale.