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Un negozio del centro di Amsterdam, portà continuare a vendere tè in tazze sigillate per il momento, dice AT5: per il comune il locale è stato utilizzato per attività di ristorazione, ma il giudice ha espresso un parere diverso.

Il 26 gennaio al proprietario del negozio è stato intimato di chiudere l’attività: secondo il Comune, lo scopo principale dell’azienda era “fornire bevande da consumare in loco a pagamento”, dice AT5. L’organizzazione dello spazio, la cucina e il modo in cui veniva stato presentato il tè sarebbero stati classificati come attività di ristorazione, quindi vietati sulla base del piano di zonizzazione.

Il proprietario ha trascinato il comune in tribunale, sostenendo che il suo è un “concept store di tè”. Secondo lui, il bubble tea non è destinato al consumo diretto, ma piuttosto può essere paragonato a un’insalata che viene portata via per essere consumata altrove

Il comune deve anche pagare le spese legali (1068 euro) e la tassa del tribunale (360 euro).