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CULTURE

Adam Belarouchia: la realtà marocchina come arte

"Il mondo virtuale è raggiungibile con un click, ma nella realtà della società marocchina la storia è un'altra”

Adam Belarouchia, artist-in-residence della Thami Mnyle Foundation ad Amsterdam per fare ricerca su di un nuovo progetto riguardo la cultura gangster marocchina che i giovani adottano sui social media. Di questo e di molto altro si è discusso venersì scorso al Culture Talk, evento organizzato da Dutch Culture.

“Ho fatto un salto per la gioia all’idea di avere l’opportunità di essere qui e scoprire i Paesi Bassi. Ma mi ha fatto quasi piangere il pensiero del mio paese, dove la consapevolezza dell’arte e della cultura non è vista allo stesso modo. E la vita per gli artisti non è per nulla facile.”

Adam, classe 1993, è nato a Rabat. Da bambino passava le giornate a disegnare; crescendo ha intrapreso studi in chimica ma considerava il mondo accademico troppo formale e ha fatto richiesta per entrare all’Accademia delle Arti di Tetuan. Dopo essere stato accettato, l’accademia gli ha dato l’opportunità di esplorare ed esprimere la sua visione del mondo attraverso i disegni. Si è laureato all’Accademia delle Belle Arti di Tetuan la scorsa estate. I suoi lavori sono fortemente ispirati dalle animazioni giapponesi degli anni novanta.

Il suo progetto di laurea intitolato “Aqul! Isma3!” che significa “io dico, io ascolto!” è indirizzato al sistema educativo in Marocco. L’idea gli è venuta quando si è reso conto che il sistema scolastico che sua sorella di 10 anni stava affrontando, era lo stesso che aveva vissuto lui da bambino. “Purtroppo, il sistema educativo marocchino non sembra essere cambiato. È un luogo che non lascia spazio per l’espressione personale, l’autonomia, o la crescita di una voce individuale. Mi rattrista ma mi rende anche combattivo. Ecco perché ho creato questa graphic novel, nella quale disegno un mondo nel quale gli alluni sono condannati al ruolo di osservatore passivo, e gli insegnanti hanno tutti un ruolo autoritario”. Quindi da un mondo composto da bocche e orecchie, rappresentato dalla scritta “io dico, io ascolto”.

Adam vive e lavora in uno studio a Ten Katestraat, Amsterdam West. Mette nella sua arte ciò che vede attorno a sé. Prende spunto dalla subcultura urbana marocchina e la rappresenta utilizzando tecniche digitali come GIF e illustrazioni, come la sua animazione intitolata “Ana Hna” che significa “Sono qui” e per la quale ha vinto un premio al festival FICAM, tenutosi a Meknes in Marocco.

Nel 2017 Adam ha realizzato un progetto intitolato “Ch3el Dow” per la fondazione d’arte Uzine a Casablanca dal titolo “accendi la luce”: consiste in una composizione visiva basata su dipinti e combinata ad installazioni elettriche. Il 3 nel titolo è utilizzato per la tradurre delle parole dal dialetto marocchino; è un suono gutturale per il quale non esiste una lettera nell’alfabeto Latino.

Adam usa i codici linguistici che ha imparato dall’ambiente in cui è cresciuto; per esempio le espressione utilizzate nel dialetto marocchina Darija. Queste espressioni sottolineano il potere evocativo dei suoi lavori. Parole come “wakha” che significa “essere d’accordo”o “z3am” che significa “rimanere forte”;ha installato queste parole in tubi a neon sopra immagini e disegni, creando un forte contrasto.

Al seguente link potete vedere i lavori dell’artista.


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