Il posto di Irma van der Kall di Nijmegen, quindi scrive su Facebook è diventato virale: ” Vorrei invitarvi a non chiudere gli occhi davanti alla vostra responsabilità. Non dite che i decessi riguardano solo persone anziane e deboli. Non organizzate partite di calcio o sessioni di allenamento ora che le palestre sono stati chiuse dal governo. Non mangiate o giocate con un amico diverso ogni sera. Così il virus si diffonde e la pressione delle cure aumenta.”

Il post si sofferma sull’egoismo del non poter rinunciare all’allenamento, nel non rispettare le distanze sociali al supermercato oppure nel prenotare la partita al golf club (chiuso ma per alcuni, scrive AD, sarebbe possibile comunque prenotare una sessione)

Perché lo facciamo? Perché a volte siamo antisociali, si chiede il giornale di Rotterdam? Ha fatto molto discutere, sui social, un’intervista all’affollato Haagse Markt dell ‘Aia, dove un giornalista di Nieuwsuur chiede a una giovane donna perché si avventura tra la folla, nonostante l’invito ad evitare luoghi con troppe persone; lei risponde, semplicemente, che a uscire non rinuncia.

Hans van de Sande, psicologo delle masse, dice ad AD “Siamo proprio come animali, non riusciamo a rinunciare alle cose che ci danno piacere.” di conseguenza, soprattutto in molti giovani, dice lo psicologo, la sottovalutazione del rischio è quasi una condizione di normalità. .

Noi olandesi siamo, secondo Noud Bex, un esperto di comunicazione, semplicemente un popolo non rispettoso della legge. “Siamo persone individualiste: decido da solo ciò che è buono per me. E il messaggio che non mi piace, semplicemente lo ignoro. O penso: non mi fido. “

Il poliziotto di quartiere Mohsin di Amsterdam-West ha pubblicato una foto su Twitter e Instagram lo scorso mercoledì, dove immortala gruppi di giovani al parco. Nel testo, l’agente fa appello alla responsabilità dei genitori.

L’esperto di comunicazione Bex, condivide l’appello ma userebbe un tono diverso: più comunicativo -ad esempio attraverso la testimonianza di un ragazzo che ha contratto il coronavirus- e magari anche in altre lingue, in turco e in arabo per esempio.

L’Haagse Markt a L’Aia ha fatto discutere anche per un altro messaggio: un credente musulmano avrebbe detto che il virus è la volonta di Dio, quindi di non voler accettare la distanza sociale. Questa espressione, non sarebbe distante da quella di un cristiano protestante: il quotidiano, infatti, ha titolato un editoriale “non le regole del corona ma quelle di Dio”. In realtà, dice ad AD Van de Sande, la logica che muove la fiducia cieca in Dio o Allah, non è diversa da quella che muove fiducia cieca nei medici specialisti.