The Netherlands, an outsider's view.

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PHOTOGRAPHY

Ad Amsterdam la modernità in immagini di Berenice Abbott, la “nuova donna” della fotografia del XX secolo

Ritratti di modernità è il titolo dell'esposizione dedicata alla famosa fotografa americana



Fino al 1 dicembre Huis Marseille espone una grande retrospettiva – Portraits of Modernity – sulla famosa fotografa americana Berenice Abbott. È la prima volta che un’ampia raccolta delle sue opere sarà esposta nei Paesi Bassi.

La mostra è stata creata in collaborazione con la Fundación MAPFRE, un’organizzazione no-profit spagnola con la quale Huis Marseille ha lavorato regolarmente negli ultimi dieci anni – da ultimo nel 2016 per la retrospettiva di Stephen Shore.

Abbott è una delle figure chiave nella storia della fotografia del XX secolo. La sua eredità non è solo un’opera fotografica eterogenea, ma anche una forte opinione sul ruolo della fotografia nella società. Il suo lavoro è una sorta di ponte tra l’avanguardia artistica del “vecchio mondo” e la scena artistica emergente degli anni Venti e Trenta a New York.

L’idea di modernità pervade tutta l’opera dell’artista: dai ritratti di intellettuali alle sorprendenti vedute di New York e foto con temi scientifici che documentano i risultati di vari esperimenti di fisica. L’opera riflette anche sul suo eccezionale talento non solo di saper notare i cambiamenti che stanno avvenendo intorno a lei, ma di riuscirli rappresentare con effetti sorprendenti.

Berenice Abbott era un’entusiasta sostenitrice del modernismo nella fotografia e si opponeva fortemente al pittorialismo, lo stile che dominava la fotografia all’inizio del XX secolo. A suo avviso, una buona fotografia è plasmata dalle caratteristiche specifiche della fotografia stessa e non da quella della pittura.

Nel 1918 Berenice Abbott lascia il suo luogo di nascita Ohio e si trasferisce a New York per studiare scultura, dove ben presto si trasferisce al Greenwich Village, un focolaio di artisti avanguardisti, radicali e bohemien e altri i cui stili di vita li mettono al di fuori del mainstream americano. Nel 1921 arriva a Parigi e si unisce alla comunità artistica di Montparnasse.

La sua produzione artistica approfitta del clima dell’epoca in cui molti espatriati americani, delusi dalla violenza insensata della prima guerra mondiale e dal proibizionismo in America, si rifugiano in Europa. La scrittrice americana Gertrude Stein li definisce la “generazione perduta“, una generazione a cui apparteneva anche la stessa Abbott, che metteva in discussione i valori tradizionali e favoriva un tipo di vita alternativa.

La vita di Abbott come fotografa inizia nel 1923, nello studio parigino del famoso fotografo Man Ray. Come sua assistente impara gli aspetti tecnici, artistici e commerciali del ritratto. Nel 1926, con il sostegno finanziario della ricchissima collezionista d’arte americana Peggy Guggenheim, apre il suo studio parigino. I suoi clienti erano per lo più espatriati, bohemien, scrittori, artisti e le “nuove donne” che, come lei, erano disposte a vivere ai margini della società per essere libere. Abbott li ha immortalati in ritratti assertivi e potenti.

Attraverso Man Ray, Abbott incontra il fotografo Eugène Atget, con il quale sente un’immediata affinità visiva e artistica. Per decenni Atget ha documentato Parigi in immagini semplici, senza ornamenti e con un occhio attento ai dettagli apparentemente insignificanti. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1927, Abbott cura gran parte della sua opera, promuovendola instancabilmente in America attraverso mostre e libri.

Quando l’artista ritorna a New York nel 1929 sente l’immediato bisogno di fotografare la città stessa, con i suoi enormi contrasti e contraddizioni. Nel 1935 riceve una cospicua sovvenzione dal Federal Art Project, un’iniziativa governativa che, dopo gli anni della crisi, ha lo scopo di creare posti di lavoro e rilanciare l’economia, e questo le permette di iniziare a lavorare seriamente. Chiama il suo progetto Changing New York, pubblicato anche in forma di libro. La sua macchina fotografica ha trasformato New York in un essere vivente, con un carattere straordinario, che i visitatori possono sperimentare ancora oggi mentre si muovono per le sue strade trafficate e guardano meravigliati della bellezza moderna dei suoi grattacieli.

Alla fine degli anni ’30 Abbott si interessa profondamente alla scienza e intravede il ruolo che la fotografia può giocare. Il mondo cerebrale della scienza aveva bisogno della vitalità e del potere immaginativo della fotografia per raggiungere un pubblico più ampio. Con questo obiettivo in mente, Abbott ha fatto per anni esperimenti in camera oscura con ogni tipo di tecnica fotografica.






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