Jesse Klaver ha mandato a monte ancora, e questa volta definitivamente, il tavolo che avrebbe potuto traghettare per la prima volta nella sua storia, il Groenlinks in un esecutivo. La questione sulla quale sono crollati i negoziati è stata l’accordo sui rifugiati. Assenza di responsabilità oppure legittimi timori del leader rosso verde?

Il Financiele Dagbald ha sentito  Henk van Houtum, docente ed esperto di politiche migratorie alla Radboud Univeristy, che difende le scelte di Klaver: “Gli accordi con regimi nord africani corrotti sono insostenibili e poco saggi”, ha detto il docente.

La proposta dei partiti di centro e centro-destra ricalca quello con la Turchia: hotspot locali nei paesi del nord Africa per frenare il flusso di richiedenti asilo. Tunisia, Sudan, Egitto e Somalia sarebbero alcuni tra i governi che D66, VVD e ChristenUnie vorrebbero coinvolgere in questo accordo.

Il Groenlinks, però, non ha voluto sentire ragioni: quei paesi non sono sicuri, anzi, i richiedenti asilo arrivano in larga parte da li.

Secondo il docente, quegli accordi sono illegali: il filtro che l’Olanda vuole imporre, violerebbe il diritto di profughi di presentare domanda d’asilo. E più in generale, le leggi e la Costituzione dei Paesi Bassi.

Anche Fransje Molenaar, del think-tank Clingendael, è della stessa opinione: l’accordo con la Turchia non ha funzionato, dice l’esperto, perchè il piano di redistribuzione dei profughi tra i paesi europei non è mai partito. Se il patto con Erdogan è stato un insuccesso, come sarebbe uno con gli stati del nord Africa?