The Netherlands, an outsider's view.

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RIGHTS

Abortion Network Amsterdam, il gruppo di femministe che combatte lo stigma della gravidanza interrotta

Intervista al collettivo femminista di supporto alle donne straniere che si recano nei Paesi Bassi per abortire



di Emma Pelizza e Serena Gandolfi

Una tazza di the e qualche chiacchiera sul divano non sono forse il modo in cui ci si aspetterebbe di affrontare una discussione su un tema delicato come l’aborto. Eppure è proprio questo l’intento di Abortion Network Amsterdam: eliminare lo stigma che avvolge il dibattito sull’interruzione di gravidanza, una pratica legale in gran parte d’Europa ma avvolta dal silenzio della colpa e della vergogna.

L’associazione Abortion Network Amsterdam è un collettivo femminista di sostegno nato un anno fa dallo sforzo di otto volontarie che hanno iniziato a tessere una rete di supporto per le donne che volessero ricorrere ad un aborto in Olanda. I Paesi Bassi sono l’unico stato europeo in cui è consentito legalmente interrompere una gravidanza fino alla 22° settimana. Un’eccezione in tutta Europa.

Per questo motivo, il Paese è una meta per molte straniere che sfidano costi di viaggio e intricate procedure burocratiche. “Abbiamo pensato fosse importante un gruppo in grado di aiutare e indirizzare le donne in quella particolare situazione. Un’interruzione di gravidanza è già un’esperienza traumatizzante di per sé, pensare di doverla praticare in un paese straniero di cui non si conoscono né la lingua né le procedure interne, diventa ancora più difficile” ci racconta Barbara, una delle volontarie.

Sono decine le mail che giungono nella casella di posta di Abortion Network Amsterdam, la maggior parte inviate dalla Polonia. Tra le righe le donne denunciano l’illegalità alla quale sono costrette da un contesto culturale che considera l’aborto un crimine. “In Polonia l’assistenza sanitaria legale per l’aborto è concessa solo in situazioni limite, come nel caso di una violenza sessuale. Nemmeno allora pero’ è garantita perché la donna deve prima di tutto denunciare alla polizia l’accaduto e provarne la veridicità. In seguito spetta alla Corte la decisione finale sul caso: una procedura che richiede settimane, spesso più delle dodici entro le quali si può praticare l’interruzione. È un sistema assurdo” raccontano le volontarie dell’associazione.

Abortion Network Amsterdam opera da ponte tra le donne straniere e le cliniche locali. In Olanda sono due le istituzioni in cui viene praticato l’aborto fino alla 22° settimana: una ad Utrecht e l’altra ad Heemstede.  L’associazione di volontarie si occupa di tradurre, fissare appuntamenti e, quando possibile, coprire parte delle spese. Per le donne non registrate ufficialmente nei Paesi Bassi interrompere una gravidanza al termine limite può arrivare a costare fino a 800 euro.

Non sono solo logistici gli ostacoli che intralciano il diritto all’aborto, più di tutto sono culturali, sociali, etici e morali. Googlando tra i sinonimi di “aborto” ci si può imbattere in “fallimento”, “insuccesso”, “fiasco”, “obbrobrio”. Una semplificazione che la dice lunga su come l’interruzione di gravidanza sia percepita a livello sociale.

Quello che manca più di tutto è l’informazione.  Le pazienti oltre alla stigmatizzazione sociale devono sopportare l’enorme peso dei sensi di colpa che i contesti culturali, i medici e a volte loro stesse si addossano” ci spiegano le volontarie. “Non stiamo dicendo che l’aborto sia una pratica da vivere con leggerezza, ma dobbiamo riconoscere che per alcune donne può essere un sollievo. Alcune si rivolgono a noi in uno stato emozionale estremo mentre altre una volta completata l’operazione si sentono libere di tornare alla propria vita.” prosegue… E a smontare un altro luogo comune, non sono solo giovanissime disorientate e con scarsa consapevolezza a chiedere aiuto: “La maggior parte delle donne che si sono rivolte a noi sono madri al terzo figlio che per motivi economici o di altra natura non possono portare avanti la gravidanza. Ogni caso trascina dinamiche e motivazioni delle quali non chiediamo conto”.

L’associazione (il cui sito è raggiungibile al seguente indirizzo: https://anamsterdam.noblogs.org/about-us/ ) lavora in rete con Ciocia Basia di Berlino e Abortion Support Network di Londra. È composto da volontarie il cui intento non si limita a fornire aiuti pratici ma tenta di indagare il sostrato culturale in cui si radica la stigmatizzazione dell’interruzione di gravidanza.

 

 

 






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