di Massimiliano Sfregola 

Patafisik, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Se c’è un’istituzione impopolare, inutile e distante anni luce dagli scopi che vorrebbe servire quella è la circoscrizione estero: che senso ha avere dei deputati al Parlamento italiano, che sul piano costituzionale sono uguali agli altri parlamentari ma che sono stati scelti tra gruppi di concittadini che per mille ragioni hanno deciso di lasciare il loro paese?

Gli eletti nella circoscrizione estero sono stati sempre un problema: con l’eccezione degli stessi eletti e di qualche altro baraccone partorito dalla creatività di generazioni di italo-immigrazione, da anni si cerca un modo per sbarazzarsi di quel capolavoro kitsch voluto da Mirko Tremaglia, un ministro passato alla storia per essere stato il primo ex repubblichino ad aver ricoperto un incarico di governo nell’Italia democratica. Già, un fascista conclamato e mai pentito che ha fatto della rappresentanza degli italiani all’estero  il centro della sua attività politica.

Ecco, il kitsch era proprio questo: un ministro quasi 80enne che si fregiò di aver dato agli emigranti dei primi 2000 un tipo di riconoscimento che sarebbe stato obsoleto anche per quelli degli anni ’50 del ‘900. Quell’invenzione diabolica di una circoscrizione virtuale che copre continenti interi, dove le campagne elettorali sono praticamente impossibili e il controllo democratico ridotto a zero, è rappresentata da una micro violazione dietro l’altra delle regole sulle quali si basa la rappresentanza: onorevoli e senatori vengono eletti violando il principio di segretezza del voto, con queste schede per corrispondenza che fanno il giro del mondo e in alcuni casi da una diventano 10. I candidati che andranno a Roma vengono scelti da liste di connazionali all’interno di comunità molto piccole e chiuse, e tra le quali esiste un incredibile prossimità tra le persone e sono scelte soprattutto, per soddisfare la smania di rappresentanza in Italia che hanno gruppi piccoli o piccolissimi di paisà all’estero. Sartori, per denunciare il rischio enorme di brogli che si porta dietro il voto italiano oltreconfine, disse senza tanti giri di parole “ci sono delle bande più o meno mafiose che si mettono insieme e pilotano quei voti” e da “partiti che coccolano i pacchetti di voti”.

Nella breve non entusiasmante vita del voto all’estero, in larga parte ignorato da chi ha lasciato il paese (molto spesso sbattendo la porta) le uniche cose che si ricordano sono le mille denunce di brogli e Antonio Razzi, che ormai è una sorta di icona Pop. Tutti gli altri eletti, dei quali nessuno ricorda il nome, sostengono di aver rivoluzionato questo, cambiato quello ma non si capisce bene quale caratteristica unica e inimitabile si portino dietro a Roma e quale valore aggiunto abbiano rappresentato fino ad ora: non si capisce e non sanno spiegarlo neanche loro.

Insomma, in oltre vent’anni di esistenza si fatica a trovare una ragione per l’esistenza della circoscrizione estero: a chi dovrebbe servire nel 2022? Gli italiani stanziali, gli immigrati delle vecchie generazioni, sono ormai un numero sempre più esiguo. Quelli di terza o quarta generazione, per capirci quelli che senza spiccicare una parola di italiano hanno ottenuto il passaporto perché avevano un trisavolo emigrato a fine Ottocento in Venezuela, beh quelli, dovremmo chiederci perchè debbano essere rappresentati a Roma o (addirittura rappresentarci a Roma). D’altronde, il nostro, rimane il buffo paese che concede passaporti a chi l’Italia l’ha vista solo nelle vecchie foto in bianco e nero dei nonni ma li nega ad alcuni cittadini nati e cresciuti su suolo-italiano. Quelli di nuova generazione, soprattutto se residenti in un paese dell’Unione Europea, hanno disperato bisogno di deputati del loro paese d’origine che li rappresentino? Ma come, non c’era già la cittadinanza europea, e parliamo dei due milioni e 700 mila italiani residenti nell’UE? Non solo possiamo candidarci nei Consigli comunali di tutti i paesi dell’Unione, possiamo far tutelare i nostri interessi anche dagli eurodeputati. Quindi, in tutto questo, i deputati all’estero a cosa servono? Se la risposta è per facilitare la burocrazia o per segnalare in Italia degli intoppi che hanno a che vedere con questioni consolari, ossia questioni che non c’entrano assolutamente nulla con la politica, sono più toppe da mettere sul malfunzionamento della macchina stato Italia: non è certo inventando un’istituzione che si risolvono i problemi. D’altronde, nel nostro simpatico paese d’origine, siamo degli esperti nell’ inventare enti che servono a riparare danni fatti da altri enti.

Ma se fosse qualcosa di innocuo, in fondo si potrebbe anche lasciare come tante cose che in Italia non hanno gran senso ma non vengono toccate punto. E invece la circoscrizione estero non è solo inutile, no, è anche dannosa: in questi anni fatti di cronaca che hanno riguardato brogli, voti comprati e schede elettorali taroccate sono stati di  gran lunga superiori alla modesta entità che rappresentano i 18 parlamentari che ora, dopo la riforma costituzionale diventeranno 12. A guardare bene i tanti casi giudiziari e i dubbi che solleva la qualità delle persone inserite nelle liste, in un periodo storico di alta mobilità viene da chiedersi se la necessità che hanno gli italiani residenti all’estero di mantenere un legame con l’Italia non possa essere soddisfatta in altra maniera. Tra la maccheronata con plichi in Svizzera, le schede in cambio di lattine di birra in Australia, e l’alto profilo di parlamentari come Razzi, nella circoscrizione estera in questi anni non ci siamo fatti mancare proprio nulla. Ultimo capolavoro e’ stata la decadenza di un parlamentare eletto in Sudamerica, Adriano Cario, avvenuta praticamente a legislatura conclusa: fino a dicembre 2021, l’ormai ex parlamentare ha votato fiducie, mozioni, norme nonostante fosse stato eletto con voti falsi, dice l’Aula del senato che ne ha annullato l’elezione.

Nel 2022, la necessità di responsabilità, l’accountability anglosassone, e trasparenza sono ormai diventati punti centrali nelle attività politico-amministrativa: tenere in piedi una zona grigia come la circoscrizione estero che incide attivamente sulla politica nazionale, e addirittura può condizionarne gli esiti, ma di fatto sfugge a gran parte dei controlli di qualità che cittadini, media e pubblica amministrazione possono al contrario svolgere su tutti gli altri eletti del paese, è qualcosa del quale faremmo volentieri a meno.

In Italia si sa abolire l’esistente, anche se disfunzionale e obiettivamente inutile alla causa, è una missione a volte impossibile perché tocca troppi interessi e tante carriere costruite su quelle realtà. Ma se i cittadini italiani che risiedono oltre confine potessero votare come tutti per i candidati in Italia, che al contrario sono sottoposti a tutti i controlli del caso, forse a guadagnarci sarebbe la democrazia.