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CULTURE

Utrecht, l’AAMU non ha più soldi: chiude il più importante museo di arte aborigena in Europa

Un'ultima mostra ripercorre 16 anni di attività culturale dedicati all'arte delle comunità native australiane

di Paola Pirovano

Ultimi giorni di attività per l’AAMU Museum a Utrecht: tra un paio di settimane il museo chiuderà definitivamente i battenti dopo 16 anni di mostre e ricerca.  

Per mancanza di fondi, chiude un luogo unico nel suo genere: dedicato all’arte aborigena, il museo ha una collezione che non conosce eguali in Europa. Non è infatti un museo etnologico, ma un luogo di esposizione di opere contemporanee realizzate dalla popolazione aborigena australiana.

Fondato nel 2001 su iniziativa privata da un gruppo di appassionati collezionisti, il museo racconta una storia rara e poco conosciuta: quella di un’arte che nasce dall’emancipazione del popolo aborigeno. Per molto tempo vittime di discriminazione e di un tentativo di assimilazione forzata, gli aborigeni rivendicano il diritto alla terra e all’autodeterminazione, in un processo di riconciliazione messo in atto dal governo australiano negli ultimi 20 anni.

La collezione dell’AAMU Museum raccoglie la produzione artistica delle generazioni aborigene recenti, che cercano di conservare e trasmette la propria identità attraverso un’espressione artistica che ne riflette la cultura e la storia.

Le opere – sotto forma di pitture e sculture a motivi astratti – si ispirano principalmente alla memoria collettiva  basata su una tradizione unicamente orale. Questa forma di conservazione delle tradizioni è particolarmente importante nelle regioni desertiche, mentre gli artisti nelle città preferiscono esplorare il processo della colonizzazione e la storia politica e sociale più recente.

Per la sua mostra di addio, il museo espone le opere aborigene di fianco a quelle di artisti europei e africani, in una mostra dal titolo emblematico: Tracking Memories, aperta fino al 15 giugno.

Nell’intenzione di creare un dialogo, le opere esposte esplorano la questione della memoria collettiva e personale, in una prospettiva storica che intreccia la storia del mondo occidentale, la colonizzazione e le conseguenze di questo passato sul mondo attuale.

Un’ultima mostra che vuole anche essere il riassunto di 16 anni di attività, e che scriverà definitivamente la parola “fine”. Fino ad oggi sostenuto da donazioni private, il museo non riceve nessun contributo governativo e l’esaurirsi delle donazioni ne ha determinato la chiusura imminente.

La collezione delle opere non andrà persa, ma sarà riassorbita da altri musei olandesi, il Tropenmuseum di Amsterdam, il Volkenkunde Museum a Leiden e l’Afrika Museum a Berg en Dal, specializzati però più nell’etnologia che nell’arte contemporanea.


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