The Netherlands, an outsider's view.

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CULTURE

A quasi 50 anni dalla sua morte, l’arte dell’olandese Bas Jan Ader fa ancora parlare di sé

Perdita e scomparsa costituiscono le estremità della vita di Ader e permeano la sua arte, fatta non solo di fotografie, ma anche libri e film in mostra a Los Angeles



Le vite troncate troppo presto sono sempre raccontate a ritroso, schiacciate tra destini ineluttabili e presagi di morte.

L’artista olandese Bas Jan Ader (1942-75), scomparso in mare a 33 anni, non fa certo eccezione: suo padre aveva la stessa età quando venne giustiziato dai nazisti per il suo ruolo attivo nella Resistenza.

Perdita e scomparsa costituiscono le estremità della vita di Ader e permeano la sua arte, fatta non solo di fotografie, ma anche libri e film.

In questi giorni una personale organizzata dalla galleria Meliksetian Briggs a Los Angeles celebra l’artista olandese a quasi cinquant’anni dalla sua scomparsa.

In ogni caso, l’acqua fa da filo conduttore in tutta la sua produzione: è proprio l’acqua l’elemento ricorrente che Ader sceglie per portare alla luce abnegazione e sconfitta.

Lo stile dell’artista è davvero unico. In uno dei suoi documentari, Ader legge un vero resoconto del Reader’s Digest: una barca precipita dalle Cascate del Niagara e, miracolosamente, una sola persona ne esce viva. 

Nonostante si tratti di una storia drammatica, Ader la legge con voce assolutamente neutrale, in un ambiente neutrale, concedendosi un sorso d’acqua a intermittenza. 

Questo approccio, freddo e realistico, si incastra perfettamente con quello di molti concettualisti sud-californiani degli anni Settanta. 

Ma non lasciatevi ingannare: sotto questo rivestimento di apatia si nascondono profonda emotività e dolore.

In uno dei suoi lavori più famosi ed interessanti, I’m Too Sad to Tell You (1971), il viso di Ader è inquadrato a pelo, mentre lo sfondo è vuoto. Comunica angoscia, piangendo, strappandosi i capelli, asciugandosi gli occhi.



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