di Zoe Ricciardi
Photo: Giuseppina Borghese – IG Profile
Sapete quando si dice “amore a prima vista”? Spesso è solo un detto stra abusato ma a volte è tanto descrittivo da calzare a pennello alla situazione. Così lo è stato fra Giuseppina e gli Smiths: la nota band degli anni ’80 che la scrittrice nata in Sicilia ha definito la sua “ossessione musicale”. Da bambina, Giuseppina coltivava una passione profonda per la musica, ma mai aveva trovato artisti come gli Smiths che rimanessero una passione prossima all’ossessione.
Ma se è stato un colpo di fulmine con la loro musica, non si può dire lo stesso della loro città d’origine, Manchester. Eppure è strano: gli artisti devono molto ai loro luoghi d’origine e in un modo o nell’altro, quelle radici da qualche parte poi spountano fuori. Ecco, per gli Smith Giuseppina è dovuta scendere a compromessi perchè se ama gli Smith il primo impatto con la loro culla non è stato un granchè. E ci scherza sopra: “È una città poco instagrammabile” ma in realtà quella ruvidità (ok, brutta città si può anche dire) ha una ragione: “una ex città industriale, molto grigia, sia per i suoi edifici sia per il tempo: non smette un attimo di piovere”, ci racconta. Eppure scoprendola un pezzetto alla volta, Giuseppina ha iniziato a conoscerla più a fondo e alla fine anche ad apprezzarla.
Nel suo libro “A Manchester con gli Smiths”, la Borghese porta i lettori con lei nel suo viaggio, o meglio “walkabout”, fra le strade e gli angoli della città, svelando i suoi segreti, le sue gemme e la sua storia. E un modo per farsi perdonare da Manchester, per non averla apprezzata subito. “Scrivendo il libro, volevo che i lettori si sentissero trasportati, come se stessero passeggiando insieme a me per la città. È questa l’idea che ho del viaggio: un posto va vissuto per conoscerlo”. Per scrivere di Manchester, Giuseppina ha fatto molta ricerca, ma ciò che è stato più prezioso per lei sono state le persone conosciute durante il periodo trascorso nella città. “Ho conosciuto molta gente con cui non solo ho creato un bel legame, ma che mi ha aiutato molto a scrivere il mio libro. ‘Devi cercare la tua storia fra le persone, non nei monumenti’, mi è stato detto durante una serata. Mi è rimasto molto impresso e mi ha fatto capire quanto gli abitanti di Manchester avevano da raccontarmi”.
Sono stati proprio gli Smiths a portare l’autrice per la prima volta lassù, nel nord dell’Inghilterra. Giuseppina aveva infatti scoperto di un raduno musicale che si svolge nella città ogni anno, il Mozy Army Meet. “È stata una grande sorpresa scoprire dell’esistenza di questo raduno. Mi è sembrato strano averlo scoperto così tardi. Ho viaggiato molto nella vita eppure non lo avevo mai avevo sentito nominare. Ho pensato che sarebbe stato bellissimo ritrovarsi con persone che condividevano la mia stessa passione per gli Smiths”, dice ancora Giuseppina. “D’altronde sono una band con un fandom molto particolare ed intergenerazionale. Per quanto il loro successo sia durato relativamente poco, sono riusciti a toccare un sacco di persone diverse”. E così, per partecipare al Mozy Army Meet, Giuseppina ha viaggiato a Manchester per la prima volta. Ritrovandosi a visitare i luoghi che hanno dato linfa non solo alla sua band preferita, ma a molti altri miti della musica degli anni ’80. Da lì l’autrice ha iniziato a pensare alla scrittura del suo primo libro. “A Manchester con gli Smiths” fa parte della collana Passaggi di Dogana, che Giuseppina già conosceva ed amava da lettrice. L’idea di una collaborazione è sembrata una cosa naturale per lei. “Lavorando come giornalista, sapevo che ad un certo punto avrei scritto un libro. Ma non è stata una cosa forzata, bensì arrivata in modo molto naturale”.
Le vendite del libro stanno andando molto bene e questo non fa che alimentare la possibilità che la Borghese ne scriva un altro, in futuro: “C’è anche un po’ di narcisismo dietro a questa professione” ha ammesso scherzando “Mi piace molto quando ho l’opportunità di parlare del mio lavoro, e di condividere ciò che mi appassiona”. Ma nonostante i picchi soddisfazione, non è tutto rose e fiori. “Se avessi voluto fare una vita comoda, avrei scelto di fare il medico” dice ironizzando sulle difficoltà economiche che fanno parte della carriera giornalistica. Ma al cuor non si comanda, ed oggi Giuseppina non è medico, ma un’appassionata di scrittura, di cultura e di musica che, attraverso le sue parole stampate, cerca di farci vivere le sue stesse passioni, portandoci in giro per gli angoli di Manchester.







